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17.02.2018

In Libia e ritorno I cent’anni di nonna Aristea

Nonna Aristea Grolli festeggiata con figli, nipoti e pronipoti
Nonna Aristea Grolli festeggiata con figli, nipoti e pronipoti

Il segreto per arrivare a cent’anni Aristea Grolli, non lo sa proprio dire: «G’ho tribulà tanto e no so proprio come g’ho fato», ha detto incredula alla festa del suo compleanno quando figli, nipoti e pronipoti hanno brindato con lei alla Casa di riposo San Giuseppe a San Martino Buon Albergo. Nata a San Giovanni Ilarione, da una famiglia di contadini, si è sposata con Florindo Zerbato e il viaggio di nozze lo hanno fatto in Libia, giovani sposi attratti dalla promessa del regime fascista che sull’altra sponda del Mediterraneo avrebbero trovato quella prosperità che qui non avevano. Florindo era il figlio più grande della famiglia e con lui partivano i suoi sei fratelli, i genitori e i nonni. In Libia sono nati i figli Rosalia, Domenica e Guerrino, mentre sono poi nati al rientro in Italia della famiglia Aurora e Renato. Oltremare, in un villaggio allora chiamato Giordani, al confine con il deserto e a 25 chilometri da Tripoli, gli affidarono diversi ettari di terra, «no, di sabbia», precisa la figlia Rosalia, «però i nostri genitori con gli zii e i nonni si sono rimboccati le maniche e con l’acqua dei pozzi riuscivano a produrre grano, nocciole, pomodori e verdura». Avrebbero potuto vivere bene invece la guerra e la fame sono i ricordi che Aristea e i suoi figli ancora adesso hanno: «La tessera che ci doveva garantire un minimo di sostentamento ci era stata tolta e la mamma nascondeva una pagnotta nell’armadio per potercela dare: ne mangiavamo a bocconi, spesso dura e ammuffita», racconta Rosalia. Il papà, richiamato alle armi fu fatto prigioniero in Tunisia dagli inglesi e riportato in Italia a fine guerra. È da San Giovanni, dove si era stabilito a fare il casaro, che richiama la moglie che lo raggiunge nel 1947 con due figli. Torneranno poi tutti nel 1969 con la caduta della monarchia e l’arrivo al potere di Gheddafi, perdendo ogni loro proprietà. Pur in una vita difficile, Aristea che ricorda come tempi tristi quelli passati in Libia, dalla quale non si è affatto pentita di essere partita, è sempre stata di buona salute e ancora oggi è lucida e attenta: «Novant’anni? Ma io mi sento una ventenne», dice di sé. «Ho sempre mangiato poco, non ho mai bevuto vino, lavorato tanto». Da quattro anni, dopo che si è rotta il femore, vive nella Casa di riposo San Giuseppe, dove sono quattro le ospiti che quest’anno taglieranno il traguardo del secolo. Aristea è stata la prima. Per lei pasticcini e un enorme mazzo di fiori con cinque figli, 11 nipoti e 15 pronipoti. •

V.Z.
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