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29.07.2014

«Il Girasole» affidato a Verona ecco l'eredità di Lidia Invernizzi

Lidia Invernizzi con Paolo Biasi, presidente di Fondazione Cariverona
Lidia Invernizzi con Paolo Biasi, presidente di Fondazione Cariverona

Proteggere, prima di morire, Il Girasole, la casa che gira seguendo il movimento del sole, da qualunque tentazione di speculazione, lasciando in eredità al mondo - perché una copia uguale non c'è nei cinque continenti - una delle meraviglie ingegneristiche italiane del XX secolo: un'abitazione che, grazie alla meccanica, era stata liberata dalla schiavitù dell'immobilità, utopia irrealizzata fino agli anni '30.
Ebbene, Lidia Invernizzi, 96 anni, è morta dopo avere ceduto la proprietà del Girasole, progettata e costruita dal padre Angelo a Marcellise di San Martino Buon Albergo, alla Fondazione Cariverona. Il funerale è stato celebrato ieri nella chiesa di S. Maria Immacolata, a Genova, dove viveva.
Angelo Invernizzi (1884 1958), originario di Marcellise, realizzò Il Girasole tra il 1929 e il '35. Sposò Isabella Barberini (Lina) - originaria di Mendrisio, nella Svizzera italiana e conosciuta alla Terme di Recoaro, nel Vicentino - da cui nacquero Lidia e Lino. La scultura in legno raffigurante i due figli, conservata al Girasole nello studio dell'ingegnere, è opera di un artista della Val Gardena, dove la famiglia andava in villeggiatura.
Lidia Invernizzi si laureò in Giurisprudenza, ma non fece l'avvocato. La tesi - osserva il sanmartinese Luigi Ferrari nel libro dedicato agli Invernizzi - riguardò il patrimonio familiare: mai ricerca tornò più utile quando si trattò di salvaguardare e tramandare ai posteri Il Girasole rendendone inviolabile la proprietà e garantendone i fondi per la manutenzione. Tanto che la donna, dopo la costituzione nel 2002 della Fondazione Il Girasole dedicata genitori, mise la dimora a disposizione prima dell'Accademia di Architettura di Mendrisio e, nel 2012, della Fondazione Cariverona.
Lidia Invernizzì passo molta della propria vita a Genova, dove il padre si traferì a 20 anni e dove frequentò la Regia scuola navale. Dopo la laurea a Padova, l'uomo tornò a Genova per edificare un'autorimessa a forma elicoidale e un grattacielo di 31 piani. Prima della guerra, Angelo Invernizzi fabbricò la Casa del Popolo a Montorio e Il Girasole che girò, per la prima volta, nel 1933. La Casa del Popolo fu finanziata da un gruppo di benestanti per farne un luogo di ritrovo. Mentre l'abitazione a Marcellise compensò la lontananza da Genova, città d'adozione del proprietario: sulla sommità della torre, che è il perno su cui ruota la casa, si trova una lanterna simile a quella dei fari che in mare segnalano gli approdi alle navi. I muri esterni sono rivestiti con delle lamine metalliche che somigliano alle fiancate delle imbarcazioni.
Lidia Invernizzi seguì il padre in alcuni viaggi. Giunto a New York - raccontò la figlia a Luigi Ferrrari - Angelo Invernizzì si guardò attorno e trovatosi circondato dai grattacieli disse: «E poi dicono che sono stato bravo a costruire quello di Genova…». Gli Invernizzi non mancarono neppure di ascoltare lo scrittore Filippo Tommaso Marinetti - il fondatore del Futurismo, prima avanguardia italiana del '900 - del quale Angelo Invernizzi apprezzava i concetti stilistici rivoluzionari per l'epoca, non la vicinanza al Duce, come altrettanto rivoluzionari furono i metodi costruttivi del Girasole, che concretizzò le utopie degli anni '30 sui luoghi funzionali alle vita dell'uomo fino ad allora limitate alle aule, ai laboratori e alle sale operatorie.
Dopo la morte del padre, Lidia e il fratello Lino provvidero a mantenere sempre in ordine il monumentale Girasole. E dire che, inizialmente, a tanti, Il Girasole sembrava più un sanatorio che un'abitazione. «Il Girasole doveva essere un prototipo», spiegò Lidia Invernizzi. Divenne una dimora all'avanguardia. Provarono a rifarla, una casa girevole, prima in provincia di Parma, poi negli Stati Uniti. Ma furono, appunto, soltanto imitazioni.
Ora, custodi del Girasole sono la Fondazione Cariverona e l'architetto Mario Botta - autore del Museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (Mart) e, prossimamente, del recupero degli ex Magazzini Generali a Verona - per una volta nel ruolo inedito di regista del trasferimento della Fondazione Il Girasole da Mendrisio a Verona. Oggi, la casa che gira, assieme al suo arredamento, è nella cassaforte di un'intera città. Sottrarla sarà difficile.

Stefano Caniato
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