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29.10.2014

Girasole, la collina può cedere se non si puntella la villa

Villa Il Girasole a Marcellise, realizzata dall'ingenere Angelo Invernizzi
Villa Il Girasole a Marcellise, realizzata dall'ingenere Angelo Invernizzi

Se è sopravvissuta ai bombardamenti della seconda guerra mondiale - Verona e l'immediata periferia furono tra le aree strategiche più prese di mira d'Italia - dopo essere stata prima quartier generale tedesco e poi americano, a maggior ragione villa Il Girasole a Marcellise di San Martino Buon Albergo resisterà ai temporali, per quanto violenti, che si abbattono con regolarità nella vallata. D'altronde il proprietario, progettista e costruttore Angelo Invernizzi, quando tra il 1929 e il 1935 edificò l'abitazione, utilizzò tanto di quel cemento armato da svuotare intere cave di ghiaia e magazzini di barre d'acciaio. Dunque, è la collina che regge il basamento della villa (15 mila quintali) caso mai a cedere, non la villa a spezzarsi in due.
Le rotaie su cui la residenza girava seguendo il movimento del sole si sono deformate perché il terreno su cui poggiano è impregnato d'acqua quanto una spugna. Mentre la villa - dalle forme rotondeggianti per adattarsi al paesaggio - resta imponente quanto le navi ormeggiate a Genova, città d'adozione dell'ingegnere Angelo Invernizzi, originario di Marcellise, dov'è sepolto con la moglie Lina e la figlia Lidia, morta quest'estate.
All'altezza della piattaforma del Girasole - che divide la parte interrata da quella scoperta - si separano i due corpi della casa uniti ad angolo retto a una terrazza. Sulla cima della torre - perno su cui ruota la villa - si trova una lanterna simile a quella dei fari. I muri sono rivestiti con lamine metalliche che somigliano alle fiancate delle imbarcazioni. La torre del Girasole richiama le torrette di puntamento dei cannoni delle corazzate.
Per quanto piova, tuttavia, Il Girasole non affonderà - così dicono gli esperti - perché il terreno sarà puntellato, ma servono tempo e soldi. Ora, custodi del Girasole sono Fondazione Cariverona e l'architetto Mario Botta - autore della Torre Kyobo a Seul (2003), del Mart di Rovereto e, prossimamente, del recupero degli ex Magazzini Generali a Verona - che, nel 2012, favorì il trasferimento della Fondazione Il Girasole da Mendrisio (Svizzera, terra natia di Lina Invernizzi) a Verona. Fu Lidia Invernizzi, nel 2002, a costituire la Fondazione Il Girasole dedicata ai genitori, mettendo la villa a disposizione dell'Accademia di Architettura di Mendrisio. Lidia, fino a 96 anni, è rimasta nel Cda della Fondazione Il Girasole, con il presidente della Fondazione Cariverona Paolo Biasi e Mario Botta.
Cariverona non fu l'unica Fondazione interessata a salvare il Girasole. Ci fu un momento in cui la Fondazione Monte Tabor, che controllava l'ospedale San Raffaele di Milano fondato da don Luigi Verzè - prete manager originario di Illasi morto nel 2011 - sembrava intendesse comprare Il Girasole per avere una sede di rappresentanza nel Veronese del centro sanitario privato Quo Vadis. Poi la società Quo Vadis fu messa in liquidazione. Il Girasole è rimasto funzionale alla vita quotidiana. Nel vano cilindrico della scala è contenuto un ascensore. Ad arredare la casa fu l'architetto Ettore Fagiuoli, che conobbe l'ingegner Invernizzi durante la prima guerra mondiale, entrambi ufficiali del Genio civile sull'altopiano di Asiago. Nella seconda guerra mondiale Fagiuoli si rifugiò a Genova, dove si trovava Invernizzi. I pavimenti in mosaico o di legno a disegno geometrico, le policromie dei bagni, le tappezzerie giallo ocra, le tapparelle azzurre comandate elettricamente, i mobili in tubolare, l'illuminazione a incasso sono rimasti al loro posto fino a quando la Fondazione Cariverona non ha imballato tutto e messo sotto chiave. Oggi al Girasole qualche visita è ammessa, ma solo agli addetti ai lavori. Chissà se verrà il giorno in cui potrà davvero riaprire.

Stefano Caniato
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