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16.05.2018

Centrale elettrica sul Fibbio: «Attività antieconomica»

L’area vicino al Fibbio che verrebbe interessata dalla piccola centrale idroelettrica
L’area vicino al Fibbio che verrebbe interessata dalla piccola centrale idroelettrica

Il sindaco Franco De Santi e l’assessore con delega all’ urbanistica e territorio Giulio Furlani hanno firmato ieri mattina una comunicazione urgente, inviata via posta certificata alla Direzione difesa del suolo dell’Area regionale tutela e sviluppo del territorio e alla ditta Eredi Campedelli Osvaldo, sul tema dell’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio di una centralina idroelettrica sul Fibbio nella frazione Ferrazze. In premessa ricordano una nota precedente dello scorso marzo e chiedono di avere precise spiegazioni su aspetti che l’amministrazione sanmartinese ritiene fondamentali, «come la tutela del vincolo paesaggistico, perché l’area oggetto dell’intervento autorizzato è soggetta a vincolo monumentale e a vincolo paesaggistico, in un sito importante dal punto di vista ambientale per visite turistiche e percorsi naturalistici». Nella lettera sindaco e assessore dichiarano di ritenere «che non siano stati adeguatamente valutati gli aspetti relativi all’impatto urbanistico dell’opera nell’ambito di un contesto così particolare»: si tratta infatti di una palazzina alta cinque metri con i lati di 8 e 9 metri, destinata a ospitare turbine e quadri elettrici. Un’attenta valutazione del piano economico - finanziario farebbe emergere che le tariffe applicate alla vendita di energia elettrica fanno riferimento a un mercato che non è più realistico, perché le attuali tariffe sono decisamente inferiori rispetto a quelle previste dal progetto allestito nel 2013 e presentato nel 2015. «Esiste il rischio reale che già nel breve periodo l’attività risulti antieconomica e chiediamo che per questo aspetto il progetto sia rivisto, per scongiurare il rischio reale che una volta avviata, l’attività sia abbandonata con opere e manufatti», scrivono De Santi e Furlani. Aggiungono che dovrebbe esser rivalutata la sostenibilità dal punto di vista idraulico, dato che negli ultimi tre - quattro anni la portata del fiume è drasticamente diminuita e chiedono un aggiornamento della portata d’acqua. Nella lettera si chiedono chiarimenti anche sul ripristino dello stato dei luoghi, a conclusione della concessione d’uso dell’acqua e al cessato utilizzo anticipato dell’impianto. Si punta in particolare sulla sicurezza, ricordando l’alluvione del 2013, «e proprio per evitare il ripetersi di tale situazione, che ha determinato danni ingenti anche alle aree di proprietà privata, si chiede di verificare accuratamente che le nuove opere non comportino un aggravio delle condizioni di deflusso delle acque, anche in caso di maltempo persistente». Gli amministratori sanmartinesi invitano l’autorità regionale a rivalutare l’opportunità di realizzare un simile impianto ad appena 30 metri da edifici residenziali e da un’area fortemente antropizzata. «Ad oggi non risultano espletate le formalità obbligatorie per l’esproprio dell’area privata», aggiungono De Santi e Furlani, «e in assenza di tale atto, che è obbligatorio, l’intervento edilizio non può essere eseguito in quanto la ditta autorizzata dalla concessione non dispone della proprietà dell’area e l’autorizzazione regionale dello scorso giugno stabilisce, pena la decadenza dell’autorizzazione stessa, che i lavori debbano iniziare entro un anno dal rilascio della stessa, e il termine è perentorio». Con queste premesse e considerazioni, sindaco e assessore concludono che «l’amministrazione comunale di San Martino Buon Albergo manifesta la propria totale contrarietà ad un progetto invasivo in un contesto ambientale da salvaguardare». •

Vittorio Zambaldo
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