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03.12.2017

Il «passo volante» univa le sponde traghettando

Il «Porto» in una immagine scattata negli anni Sessanta
Il «Porto» in una immagine scattata negli anni Sessanta

Renzo Gastaldo Il gruppo alpini di San Giovanni Lupatoto e il Comitato Radici propongono per martedì 5, alle 20.30, nella baita alpina di via Monte Pastello, un serata di ricordi sul vecchio traghetto del Porto e sulla zona dell’argine destro del fiume Adige. Alla serata verranno mostrati vecchie foto e video, parleranno vecchi «adesanti», come Luciano Bonetti (ultimo passatore del Porto), canoisti del Canoa club lupatotino Orestino Milanese e Luigi Peroni, e si terrà una relazione storica del professor Roberto Facci, presidente del Comitato Radici. «Abbiamo proposto agli amici ricercatori storici del Comitato Radici di ripercorrere la storia del traghetto sul fiume, della sua istituzione e della sua scomparsa, che risale a quasi 50 anni fa», spiega Vittorio Zecchetto, capogruppo delle penne nere lupatotine. «Di lì è partita la carambola di idee da inserire nella serata come ad esempio la storia della colonia elioterapica dell’Adige, la festa delle Boche e in generale della zona del fiume nel lupatotino. Offriamo questo appuntamento a chi ha una certa età e quei tempi li ha vissuti, ma anche a chi è più giovane e vuol conoscere la storia recente della comunità locale. Sarà interessante per tutti». «Esiste un patrimonio di ricordi e di notizie, in parte testimoniati da foto e documenti, sul traghetto e in generale sulla zona arginale dell’Adige», segnala il professor Facci. «Si può partire dalla Pace di Paquara del 1233, il raduno medioevale tenutosi a qualche centinaio di metri dal fiume per arrivare all’apertura delle Boche di Sorio, fino agli anni recenti, per giungere alla creazione del traghetto, che tutti in paese chiamavano Porto, per chiudere con la realizzazione delle centrali idroelettriche fino alla colonia elioterapica che funzionò 40 anni, fra il 1936 e il 1976». Nel corso della serata dovrebbe fare la sua «comparsa» nella sala della baita anche il remo del Porto. Verrà anche ricordato, ai molti lupatotini ignari del fatto, che la grande ancora che si trova sull’aiuola posta all’incrocio fra via Garofoli e via Garibaldi altro, apparteneva proprio al traghetto. Il mezzo collegava la riva destra dell’Adige a San Giovanni con quella sinistra; come detto veniva chiamato «Porto» e così è denominata tuttora la località dove funzionava il collegamento. Il Porto entrò in servizio il 14 marzo 1871. La sua istituzione fu voluta dal Consiglio comunale per aprire una via di comunicazione con l’est veronese e per migliorare gli scambi commerciali. La decisione di costruirlo, come ricorda nella Monografia del comune di San Giovanni Lupatoto il segretario comunale Angelo Merzari, fu anche motivata dalla necessità di dare lavoro a tanti poveri contadini privi di occupazione. Al tempo, il traghetto veniva chiamato «passo volante». Si rivelò fin da subito una soluzione indovinata, tanto che gli abitanti della basse di San Michele erano soliti raggiungere il centro di San Giovanni Lupatoto invece di risalire verso Verona. Il Porto cessò il servizio nel 1970 quando un fortunale ruppe gli ormeggi e trascinò alla deriva i barconi. Nel 2011, il Comitato Radici covò qualche speranza di poter riattivare il «passo volante». Nel marzo 2011 una delegazione del Comitato Radici, accompagnata dall’allora vicesindaco Giuseppe Stoppato si recò in visita al comune lombardo di Imbersago, dove un traghetto assicura la funzione di collegamento con il territorio di Villa d’Adda consentendo l’attraversamento del fiume Adda stesso. Il gruppo lupatotino venne ricevuto dal sindaco di Imbersago che, coadiuvato da alcuni tecnici, illustrò le modalità attraverso le quali il traghetto dell’Adda era ridiventato operativo nel 1993. •

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