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07.12.2017

I fedeli ai parroci del Buon Pastore: «No a modifiche»

La chiesa del Buon Pastore verso un nuovo progetto edilizio
La chiesa del Buon Pastore verso un nuovo progetto edilizio

Renzo Gastaldo Il fronte del «no» alle modifiche proposte dai parroci alla chiesa del Buon Pastore scende in campo. I contestatori bocciano il progetto di spostamento della cappellina dal seminterrato nella chiesa e le altre modifiche illustrate ed esposte nei disegni affissi in chiesa. A prendere posizione contraria sono Adriano Apostoli, Giuliano Mantovani e Mariuccia Aloisi, parrocchiani storici del Buon Pastore, che già avevano tentato di contestare le soluzioni proposte nel corso dell’incontro del 19 novembre. «Il progetto presentato è uno scempio architettonico e dimostra assenza di interesse artistico», affermano Apostoli e Mantovani. «Ci domandiamo il perché di tutto questo. Si dice per rinnovare: rinnovare non vuol dire rovinare, abbruttire, caso mai vuol dire migliorare ma, secondo noi, non è questo il caso. Ci siamo permessi di visionare alcune planimetrie di chiese moderne e mai è stata neppure ipotizzata una distribuzione degli spazi come quelli proposti». E aggiungono: «Chiudere gli spazi ai lati destro e sinistro della chiesa riducendo i posti a sedere non risolverà il problema della scarsa affluenza dei fedeli» osservano i due parrocchiani che si dicono portavoce di una numerosa schiera. Un modo di agire alquanto originale: «Seguendo questa logica, oggi dovremmo restringere tutte le chiese, forse anche San Pietro a Roma. Il progetto prevede la chiusura delle due parti di chiesa con una parete di cartongesso non di qualche centimetro ma bensì di 10-15 centimetri. La costruzione di queste strutture porterà ad una diminuzione di luce per la chiusura di alcune finestre, e impedirà, soprattutto in estate, la circolazione d’aria». Non mancano i contrasti anche con i sacerdoti: «Il coparrocco don Daniele per non vedere le porte aperte nel retro del presbiterio propone delle quinte in cartongesso come nei teatri, e noi diciamo che così facendo sarà ridotto di molto lo spazio attuale» proseguono Apostoli e Mantovani, «vorremmo ricordare a don Daniele che le porte si possono anche chiudere». Nel mirino entra anche l’ipotizzato spostamento del tabernacolo sotto la croce e dietro l’altare. «Così facendo si coprirà buona parte della croce, si priveranno i fedeli del bellissimo impatto appena entrati in chiesa e sarà inoltre ridotto lo spazio tra il tabernacolo e l’altare. A nostro avviso, la struttura architettonica della chiesa non dovrebbe essere modificata» concludono i due. «La cappella o si lascia dov’è o si realizza nella canonica o in una struttura esterna. Chiediamo pertanto di riflettere a fondo prima di iniziare a fare delle modifiche. Sulla modalità della pastorale non mettiamo lingua, ma sulle modifiche architettoniche abbiamo il dovere di dire la nostra». «Quanto proposto non sono delle piccole modifiche ma l’alterazione di ciò che è la chiesa del Buon Pastore» rincara la dose la battagliera Mariuccia Aloisi. «La nostra chiesa non è stata finanziata dalla curia ma è stata pagata dal lavoro dei parrocchiani del tempo con la raccolta delle carta. Chi mai si sognerebbe di stravolgere la forma della chiesa di San Giovanni Battista per risparmiare sul riscaldamento? Chi mai si sognerebbe di spostare indietro il santuario della Madonnina? Dopo poco più di 50 anni di vita, perché si deve cambiare l’aspetto del Buon Pastore? La nostra chiesa è ciò che di più bello c’è a San Giovanni. Deve rimanere come originariamente costruita con le sue braccia che ci accolgono e vi accoglieranno sempre». •

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