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01.12.2017

Cotoni, una nuova asta da 1,6 milioni in febbraio

Il centro commerciale ai Cotoni
Il centro commerciale ai Cotoni

Renzo Gastaldo Tutto rinviato al primo febbraio per l’asta dell’edificio del centro commerciale Ai Cotoni di via Foscolo. All’asta fissata per il 23 novembre scorso non si sono infatti presentati acquirenti e pertanto i professionisti incaricati dell’esecuzione immobiliare, come prevede la procedura, hanno fissato tra due mesi esatti la data per un nuovo tentativo di vendita. «Il prezzo base d’asta verrà abbassato a 2,12 milioni di euro e l’offerta minima di partecipazione è fissata a 1,59 milioni», fanno sapere gli addetti di Notes, l’associazione notarile sorta alcuni anni fa con lo scopo di dare esecuzione a tutte le operazioni di vendita conferite dall'autorità giudiziaria. Il prezzo precedente (quello della gara del 23 novembre) era attestato a 2,824 milioni di euro, con prezzo minimo da offrire fissato a 2,118 milioni di euro. Il ribasso, per i valori di riferimento della prossima asta, è quindi del 25 per cento.Il primo tentativo di vendita, pure esso andato deserto, era stato fissato per il 6 luglio per il prezzo (determinato dalla perizia ordinata dal Tribunale di Verona) di 2,8 milioni di euro. A chiedere la vendita dopo il pignoramento, nei confronti della società lupatotina in liquidazione attuale proprietaria, è stata una banca dell’Alto Adige che nel 2008 aveva erogato un finanziamento alla stessa azienda. Cosa si compra con 1,6 milioni di euro? La vendita interessa una quota di poco inferiore ai 700 millesimi dell’immobile. Nella quota in cessione ricadono 30 negozi situati al piano terra e primo, magazzini al piano interrato a supporto delle unità commerciali dei piani superiori e 30 posti auto coperti al piano interrato con porzione di terreno. È in cessione anche la quota di 699,66 millesimi di piena proprietà di 60 posti auto situati al piano interrato. Sono esclusi dalla procedura di esecuzione immobiliare le due unità commerciali, un supermercato e un bar, che sono regolarmente operative all’interno del centro commerciale (per il resto chiuso). La vendita all’asta se da una parte potrebbe costituire l’epilogo delle complessa vicenda del centro ai Cotoni, d’altra parte costituirebbe la rinascita della centralissima struttura di vendita diventata operativa nel 1992. La gestione del centro commerciale, il primo di San Giovanni Lupatoto, si presentò subito problematica sia per la proprietà sia per chi aveva preso in affitto i negozi. Nel giro di pochissimi anni il centro «Ai Cotoni» si trovò in difficoltà sia per la crescente concorrenza del centro commerciale Verona Uno, nel frattempo entrato in funzione, sia per gli affitti che i titolari dei negozi erano chiamati a pagare. Cominciò una lunga agonia che nel giro di poco tempo condusse il centro commerciale della zona centrale del paese (si trova a poco più di cento metri da piazza Umberto I) alla progressiva chiusura. Uno alla volta i negozi serrarono i battenti chi per scarse vendite, chi per gli alti costi da sostenere, chi per trasferimento in altre strutture. L’ultimo a consegnare le armi fu la sala Bingo che aveva aperto nei primi anni Duemila. Anche le vicende legate ai permessi edilizi furono travagliate, con concessioni emesse dal comune nel 1992 e poi ritirate nel 1995 e poi di nuovo rilasciate. L’ORIGINE DEL «COTONI». Perché il nome Cotoni? Il centro commerciale in vendita si trova al centro dell’area di 50 mila metri quadrati dove nel 1902 era sorto il cotonificio Manifattura Festi Rasini, che fino al 1983 ha dato lavoro e benessere a migliaia di operai lupatotini. Proprio i dipendenti chiamavano familiarmente «Cotoni» (ma anche «stabilimento») la fabbrica, denominazione poi attribuita al centro commerciale. Il cotonificio aveva a sua volta occupato a inizio del XX secolo l’area occupata nel 1869 dalla vecchia vetreria, denominata Fabbrica Vetri, che con il suo insediamento negli spazi dell’ex caserma austriaca (intanto diventata di proprietà municipale) avviò l’era di industrializzazione del paese. Questo insediamento industriale, che occupava centinaia di lavoratori, fu infatti il fattore di trasformazione dell’economia lupatotina da realtà agricola ad industriale con il cambiamento del reddito da rurale a industriale. Purtroppo la vecchia vetreria funzionò solo fino al 1890.Con la chiusura dello stabilimento vetrario si aprì in paese la crisi economica e molte famiglie di lavoratori emigrarono (in pochi anni lasciarono il paese 552 persone). La ripresa si manifestò nel 1902 con l’avvio dell’attività del cotonificio. •

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