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05.12.2018

Colpo in banca, sette anni al nonno rapinatore

Carabinieri del Radiomobile
Carabinieri del Radiomobile

Avrebbe l’età per godersi la pensione e fare il nonno. Eppure, Maurizio Bertani, detto Nino, un 67enne originario di Cerea ma attualmente residente a Mantova, non ha mai smesso di esercitare una «professione» che, sin dal 1979, gli ha fatto collezionare una sfilza di condanne e diversi anni di carcere. Ossia assaltare banche, armato di coltello e con il volto travisato da bandane, occhiali da sole e parrucche. Era accaduto anche nell’ottobre del 2017 quando, assieme ad alcuni complici di quella che venne subito ribattezzata la «banda dei sessantenni», era finito nuovamente in cella con l’accusa di aver rapinato, pochi mesi prima, altri due istituti di credito sparsi tra Lombardia e Emilia Romagna. A distanza di un anno da quell’operazione, condotta dal Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Cremona, in collaborazione con i colleghi del Nucleo operativo e Radiomobile di Legnago, si è aggiunta un’altra condanna al già fitto curriculum giudiziario del «nonno rapinatore». Bertani, che in passato era evaso anche dalla casa circondariale di Pianosa, in Toscana, ieri è stato condannato, in tribunale a Cremona, a sette anni di carcere e duemila euro di multa. Il collegio presieduto da Francesco Sora - giudici a latere Giulia Masci e Daniele Moro - lo ho riconosciuto infatti colpevole della rapina messa a segno il 21 agosto dello scorso anno ai danni della filiale della Banca Intensa San Paolo di Piadena, un piccolo centro della provincia cremonese. Quel giorno, lui e un altro bandito - un terzo complice li attendeva all’esterno in auto con il motore acceso - fecero irruzione nella filiale. Sempre mascherati con vistose parrucche ed occhiali. Quindi, sotto la minaccia di un coltello di ceramica non intercettato dal metal detector dell’istituto, si fecero consegnare dal personale dietro al bancone 550 euro e 500 corone della Repubblica Ceca. Tutto il contante che erano riusciti a racimolare in quanto la cassaforte era temporizzata e non fu possibile svuotarla. Quindi uscirono in tutta fretta dalla banca e salirono su una Lancia Libra, risultata rubata qualche giorno prima a San Giovanni in Croce (Cremona). Immediatamente scattarono le indagini, scandite da pedinamenti, rilievi tecnici e perquisizioni, che due mesi più tardi permisero ai carabinieri di risalire a «Nino» e ai suoi presunti complici. Il 67enne, che all’epoca si trovava da un giorno agli arresti domiciliari per altre vicende giudiziarie, finì nel carcere di Montorio. Con una doppia accusa, stando all’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del Tribunale di Cremona: quella di aver svaligiato non solo l’istituto di credito di Piadena ma anche di aver rapinato, il 21 luglio del 2017, la Banca Agricola Mantova (gruppo Monte dei Paschi di Siena) di Bagnolo in Piano (Reggio Emilia). In quel caso, due banditi travisati razziarono, coltello in pugno, 7.400 euro custoditi in cassa e si dileguarono indisturbati. Ieri, Bertani è stato riconosciuto intanto responsabile del secondo colpo a mano armata. E per lui è arrivata un’altra pesante condanna che si somma al suo ricco carnet di «rapinatore professionista». •

Stefano Nicoli
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