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30.10.2017

Plinio
il vecchio:
«Meglio un
giovane»

Plinio Menegalli, vicesindaco di Grezzana
Plinio Menegalli, vicesindaco di Grezzana

«Cercavo sempre gli applausi, ho trovato anche i fischi. È vero: un tempo, mi sentivo il padrone del mondo, ma ero più giovane. Ora, sono un servitore del mondo». Gli 11.800 abitanti di Grezzana sono, dal 1988, il globo terracqueo di Plinio Menegalli.

Complimenti, se le mancassero: la schiettezza non è mai scontata. Lei è stato consigliere (undici anni), assessore (sei anni), vicesindaco (sei anni), sindaco (cinque anni). Oggi, è di nuovo vicesindaco (da un anno e mezzo).

«Prima, vivevo a Stallavena, una delle frazioni; adesso, vivo a Grezzana, nel capoluogo. Nell’insieme, non cambio paese: ho fatto delle scelte amministrative, accettandone, nel bene e nel male, le conseguenze. In quei luoghi, in particolare, ho indossato il Tricolore: nel 1999, a Grezzana, da sindaco, alla presentazione dello stemma comunale; ultimamente, a Stallavena, da vicesindaco, alla commemorazione dei caduti in guerra. Era dal 2001, da sindaco, che non comparivo con la fascia a Stallavena. In entrambe le manifestazioni, il Tricolore ha rappresentato qualcosa più di un simbolo istituzionale. Ero tra la mia gente».

Arturo Alberti è l’ex presidente delle piccole e medie imprese di Verona. è abituato al comando, certamente nelle proprie ditte. Lei, in compenso, è più navigato negli enti pubblici. La barca è in mare. Chi, tra i due, è davvero il capitano, cioè il sindaco?

«Alberti, senz’altro. Mi consulta, mi riconsulta, ma la decisione finale spetta a lui. Io, sono il cattivo; lui, il buono. Essendo l’amministrazione ancora agli inizi, io, sbroglio le situazioni intricate; lui, media tra le parti. Ogni tanto, mi dice: “Plinio, ho negoziato perfino con Susanna Camusso, vuoi che non raggiunga un accordo con questo o quello”».

Mica nessuno: la determinatissima sindacalista della Cgil. Menegalli, però, ha le deleghe al personale, lavori pubblici ed edilizia privata. Ce n’è abbastanza per concludere, nonostante abbia argomentato diversamente, che è lei - se non di diritto, di fatto - il sindaco.

«Sono l’amministratore con più esperienza all’interno del Consiglio comunale, sebbene non sia mai stato il più votato. Alberti, comunque, proseguirebbe il viaggio anche senza di me. È uno che impara velocemente la lezione. Ma un ente pubblico non è, purtroppo, un’azienda privata. Io, ho buona memoria del passato. Ciò, agevola il sindaco nel valutare le situazioni. Due esempi: la nomina del segretario comunale e la riduzione dei dirigenti da sette a quattro. Intanto, Alberti si reca periodicamente nelle frazioni. Si confronta con i cittadini, anche più anziani».

E dagli con le convergenze. Prima dell’arrivederci a Menegalli, Alberti confermerà.

«La collaborazione con Plinio è proficua».

Menegalli, si ricandiderebbe sindaco?

«Nel 2021? No, no e no. Farò il marito, il papà e il nonno. Nel 1982, quando mi avvicinai alla Democrazia Cristiana, il sindaco di Verona era Gabriele Sboarina».

Il sindaco dello scudetto che i calciatori del Verona, allenati da Osvaldo Bagnoli, vinsero nel 1985. Amarcord. Recentemente, è stato eletto Federico Sboarina, che è un parente. Ha 46 anni.

«Appunto. Meglio un giovane, a cominciare dal consigliere, anziché Menegalli. Non ho più l’età per assumermi le responsabilità di un sindaco. L’incarico di vicesindaco è maggiormente gestibile. Finchè sono stato sindaco, ho trascurato la famiglia e il lavoro. Quella volta, convinsi mia moglie. I figli erano piccoli. Nemmeno per un attimo tirai i remi a bordo, eppure non riuscii a conciliare gli impegni domestici, professionali e municipali. Non ero multitasking».

Ah, le donne sì che sbrigano più faccende contemporaneamente. Nel 2016, invece?

«Ho chiesto il permesso a mia moglie e riunito i figli, che sono grandi, per condividere l’intenzione di ridiventare consigliere prima che vicesindaco».

Insomma, ha concertato la candidatura. Ha sostituito Alberti in un ruolo che non è propriamente il suo. Ma non c’era la Camusso, c’era sua moglie. Chissà che discussione.

«Mai quanto con i dipendenti, siano comunali o regionali. Noi, dopo cinque anni, andiamo a casa; mentre, loro, sono inamovibili. Un amministratore è condizionato dal personale e dalle procedure».

Non è il caso di litigare eccessivamente. Grezzana è il terzo Comune con il minor numero di divorziati della provincia. Nondimeno, sembrereste divisi: Grezzana, Stallavena, Alcenago, Azzago, Lugo, Romagnano e Rosaro.

«La qualità della vita è migliore che altrove. Nelle frazioni, c’è meno dispersione e, perciò, più solidarietà tra i residenti. Le associazioni sono moltissime e attivissime. Il campanilismo, grazie ai giovani, è contenuto».

Dovrete predisporre e approvare un altro Piano di assetto del territorio, cioè l’ex Piano regolatore.

«Non costruiremo più fabbriche, dobbiamo ancora riprenderci dalla crisi. Qualche capannone è rimasto vuoto. C’è ripresa, ma non troppa. Gli immigrati meno radicati sono stati i primi a non lavorare più il marmo. Hanno cambiato mestiere, spostandosi in altri paesi. Seguiti da cento, duecento, forse più, occupati dell’indotto che hanno perso il posto».

Almeno aveste modo di riconciliarvi con le colline.

«Le strutture ricettive dovranno essere incluse nel Piano di assetto del territorio. Gitanti occasionali e turisti duraturi potrebbero contribuire alla nostra economia. Abbiamo sentieri e gastronomia». Già, anche a tavola, si tratta.

Stefano Caniato
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