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19.05.2017

La storia di Patricia
approda al Salone

Patricia Abigail Amoako
Patricia Abigail Amoako

Al Salone internazionale del libro di Torino, lunedì sarà premiata anche Nicoletta Morbioli, attuale dirigente del Centro provinciale per l’istruzione agli adulti di Verona, con il suo racconto Legami indissolubili. La storia di Patricia Amoako, la sua prima allieva «non italiana» nella scuola elementare Giovanni Pascoli di Grezzana. Correva l’anno 1991.

È un appassionato racconto inserito nel libro Lingua Madre Duemiladiciassette - Racconti di donne straniere in Italia (Edizioni Seb27), nel quale emerge il legame affettivo instauratosi tra madre e figlia (Sofia e Amoako), tra insegnante e alunna, tra compagni di classe, compaesani, tra Italia (Grezzana) e Ghana (in quegli anni a Lugo viveva una nutrita comunità ghanese).

«Il mio intento», dice la dirigente Morbioli, è stato quello di ricordare Patricia e Sophia con tanto affetto». Già, per la dirigente Morbioli, «fare la maestra è stato un desiderio forte da sempre», tanto che ha scelto le magistrali (laureandosi poi nel tempo libero). Entrò in ruolo e venne assegnata alla scuola «Pascoli» di Grezzana, dove è rimasta fino al 2007, quando divenne dirigente scolastica, scegliendo l’Istituto Comprensivo 16 Valpantena.

Precisa Morbioli: «Lasciare l’insegnamento è stata una scelta sofferta. In questo ruolo si instaurano rapporti empatici con i propri studenti, si ascoltano, si intuiscono i diversi talenti e li si aiuta a sviluppare o potenziare le loro abilità. Una sensazione impagabile».

«Il tuo primo giorno di scuola me lo ricordo, forse perché era il primo anche per me da insegnante. Indossavi un vestitino fucsia e un golfino di cotone bianco e ai piedi un paio di ballerine della stessa tonalità. I tuoi occhi brillavano di entusiasmo»: inizia così il racconto della struggente storia di Patricia Amoako, laureata in scienze politiche, con una tesi sui bambini africani, a buon punto sulla specialistica, che sognava di entrare nelle organizzazioni internazionali per lavorare a fianco dei ragazzi. Un sogno spezzato ad Accra, dov’era andata a raggiungere la mamma e la nonna. Appena scese dal pullman (era il 16 agosto 2013) un’auto travolse madre e figlia. «Unite nella vita e nella morte», disse nell’omelia del funerale celebrato più di un mese dopo a Grezzana, in una chiesa stracolma «sulle note del dj Embe e del canto corale e vibrante delle mamme della comunità ghanese, venuta da tutto il Veneto». Oggi la sua salma riposa nel cimitero di Grezzana, mentre quella della mamma è rimasta ad Accra: sulla lapide le foto di entrambe. La cronaca riportò che erano «persone speciali capaci di farsi amare».

Ne è ancora convinta la dirigente Morbioli: «La famiglia Amoako, fin da subito cercò di conoscere Grezzana e di farne parte attiva. Qui trovò una comunità accogliente: parrocchia, volontariato e istituzioni hanno dialogato tra loro e hanno fatto rete. Poi Patricia ha ampliato le sue amicizie a scuola: un mondo di relazioni e di convivenza tra culture e stili di vita diversi, valorizzando differenze e punti di convergenza».

Del nuovo ruolo al Centro d’istruzione per adulti, Morbioli dice: «Oltre a favorire il rientro degli adulti nel sistema dell’istruzione e della formazione professionale per il raggiungimento di un titolo di studio (scuole serali), svolgiamo un ruolo sociale importante, attivando percorsi di apprendimento della lingua italiana per i profughi e gli stranieri».

A tal riguardo sono partiti dei corsi di alfabetizzazione a Corbiolo, Grezzana e Poiano, perché se per i ragazzi a scuola e per gli adulti che lavorano è possibile imparare l’italiano, per le mamme a casa non è facile.

Anche per la dirigente Morbioli l’integrazione dei migranti passa attraverso un serie di azioni coordinate tra loro: «La collaborazione, il legame tra le persone, i progetti di accoglienza integrata e le misure di orientamento legale e sociale, nonché percorsi individuali di inserimento socio – economico, ecco le vie». Come del resto avvenne negli anni Ottanta-Novanta per la famiglia Amoako e molte altre famiglie arrivate a Grezzana. AL.SC.

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