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27.09.2017

La Cassazione conferma
la condanna al Parco

Le due linci nel parco faunistico di Romagnano
Le due linci nel parco faunistico di Romagnano

Condanna confermata in Cassazione ad un’ammenda di duemila euro per l’accusa di detenzione di animali incompatibile con la loro natura nel parco faunistico «Al Bosco» di Romagnano di Grezzana.

Ed è stata «ratificata» anche la confisca dei sette rapaci, tra i quali tre gufi reali, falchi e barbagianni. I due imputati e gestori della struttura, i coniugi Bruno Malascorta e Maria Grazia Zanoni, inoltre dovranno pagare le spese processuali e il risarcimento di 4.000 euro a titolo di risarcimento a ciascuna delle parti civili tra le quali figurano la Lav e Anpana. l’associazione nazionale protezione animali, natura, ambiente.

È stata proprio la Lav veronese a dare il via all’inchiesta sette anni fa, depositando una denuncia in procura. Ed è stato così che nell’aprile del 2011 sono stati sequestrati oltre ai sette rapaci anche due linci, tre lupi e due istrici, poi restituiti ai gestori del parco.

All’epoca dei fatti, il provvedimento era stato disposto dal gip Monica Sarti su richiesta del pm Paolo Sachar. Dopo la denuncia della Lega antivivisezione (Lav) di Verona, era seguita l’indagine del Corpo forestale dello Stato. Erano stati gli stessi forestali, accompagnati da un veterinario esperto di animali esotici, a constatare durante il sopralluogo, la presenza nella struttura di lupi, istrici, linci e rapaci in condizioni che sembravano non rispettare le caratteristiche etologiche degli animali. La Lav aveva denunciato che gli animali erano detenuti in «condizioni incompatibili con la loro natura» e, sempre per l’accusa, vivevano in condizioni di forte stress a causa della vicinanza tra razze predatrici come lupi e linci ed erbivori come ungulati che sono le loro prede naturali.

Secondo le testimonianze raccolte dalla Lav e dal sopralluogo eseguito, i rapaci notturni erano tenuti alla luce del sole, legati con cordicelle; uno era addirittura in cantina, un altro in una gabbia costruita con una rete di fortuna. Gli uccelli non avevano i posatoi adatti alle zampe e tutto ciò provocava sofferenza. «Ma che razza di parco educativo o di conservazione si può considerare questo, dove le istrici stavano in un recinto di cemento, senza un filo d’erba né un albero che le potesse riparare dal sole?», si chiedono l’avvocato Emanuela Pasetto, che ha assistito la Lav nel procedimento, e la responsabile provinciale dell’associazione Lorenza Zanaboni.

Lo stesso veterinario chiamato a visitare gli animali, ha ammesso nella sua relazione che «le condizioni di detenzione non riproducono habitat affini alle zone di provenienza degli animali e non permettono, nel caso dei rapaci, di svolgere movimenti o pratiche di volo indispensabili per mantenere la salute psicofisica. Inoltre le modalità di detenzione dei rapaci ricordano vecchi sistemi di ostentazione al pubblico di carattere circense, non rispettando la loro natura». In primo grado, il 6 luglio 2015 il giudice Raffaello Ferraro aveva condannato la coppia all’ammenda a duemila euro ma sempre per la sola accusa di detenzione di animali incompatibile con la loro natura. Un verdetto confermato coi giudici di ultima istanza. Anche il magistrato scaligero aveva ritenuto in primo grado che non ci fossero maltrattamenti per lupi, linci e due istrici e aveva assolto la coppia con la formula de «il fatto non sussiste».

«È una sentenza fondamentale che si afferma per importanza sia giuridica sia culturale», riconoscono Pasetto e Zanaboni. «Da sempre infatti la tutela dei diritti animali primo e principale obiettivo della Lav, non si limita al contrasto del maltrattamento degli animali da affezione, ma pone la stessa attenzione alla garanzia che a tutti gli animali sia assicurata una vita compatibile con le caratteristiche etologiche della specie di appartenenza. L’esposizione di animali negli zoo, nei parchi o comunque in situazione di cattività a fini pseudo-didattici, se non addirittura di mero divertimento, è  sempre da condannare», concludono le esponenti ambientaliste.

Vittorio Zambaldo
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