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30.08.2018

Il Billy Elliot della danza torna da maestro di tutti

Il ballerino professionista Pettenella nella sua nuova scuola, la ValArt, con la moglie e la figlia
Il ballerino professionista Pettenella nella sua nuova scuola, la ValArt, con la moglie e la figlia

Dopo 1200 spettacoli, palcoscenici mondiali, ha deciso di tornare. Sua madre un giorno gli disse «prova». La prova è stata dura, ma è riuscita alla grande. Però non dimenticherà mai certi lunedì mattina quando lei che lo accompagnava in stazione, lo metteva sul treno delle 5.30 con la valigia e restava ad aspettare che il vagone si allontanasse, salutandolo con la mano fino a diventare un puntino. Damiano Pettenella, allora, aveva 11 anni. Oggi che ne ha 37. Ha interpretato oltre 1200 spettacoli da ballerino professionista, ha lavorato con i maggiori coreografi al mondo e oggi, che insegna danza classica a livello internazionale, ha deciso di farlo anche qui. Da dove quel treno partiva, dal suo paese. «Ho smesso di ballare nel 2015, perché avevo ballato abbastanza e volevo trasmettere quanto imparato. Sono diventato maitre de ballet allo Stuttgart Ballet, continuo ad esserlo a livello internazionale - in Finlandia, Germania, Cina In Italia a Palermo e a Milano - e ora desidero insegnare anche in Valpantena». Sebbene Pettenella si senta sempre cittadino del mondo, non ha mai dimenticato questa terra. Periodicamente c’è sempre tornato, i parenti lo adorano, il 9 agosto ha festeggiato qui i 10 anni di matrimonio facendo venire in Valpantena dalla Polonia persino i genitori della moglie, la coreografa Katarzyna Kozielska, da cui ha avuto Mia, 9 anni. Ora però il maestro di danza sente il bisogno di vivere di più la sua valle e di fare per essa qualcosa. Qualcosa di speciale, unico. E così, dopo aver ballato le coreografia di Hans Van Manen, Mauro Bigonzetti, Glen Tetley, John Neumeier, Roland Petit, Wayne McGregor, William Forsythe, Christian Spuck e calcato i palcoscenici dei più grandi teatri del mondo, come il Teatro alla Scala, al Bolschoi di Mosca, all’Opera de Parigi, alla Royal Opera House di Londra, al Lincoln Center a New York, al Bunka Kaikan a Tokyo e all’Arena di Verona, il 9 settembre, alle 17, inaugurerà una scuola di danza a Grezzana. «La scuola si chiamerà Valart, ossia Valpantena Arts Center e sarà una scuola a 360 gradi che coinvolgerà tutti, anche disabili ed anziani». Il centro artistico offrirà diverse attività però «il fulcro sarà l’insegnamento della danza classica, la madre i tutte le danze, la mia specialità alla quale intendo avvicinare tutti, da 0 a 99 anni. Valart nasce da un sogno», dice. «Ho cercato per tre anni e mezzo una struttura che facesse al caso mio e quando l’ho trovata, il sogno ha iniziato a prendere forma. Sarà il centro veronese con la più grande sala di danza classica, alla quale si aggiungeranno aree per il movimento, la salute, l’arte dove mia mamma, la pittrice Laura Poffe, potrà tenere i suoi corsi di pittura». Sarà anche un bel business. Ma lui obietta: «Avrei potuto aprire la scuola, che è anche un bell’impegno economico e dove sto lavorando sodo, in qualsiasi altro posto. Molti mi avevano consigliato in centro a Verona, ma ho voluto fosse dove sono cresciuto, dove scorrazzavo in bicicletta, dove la mia gente ha ancora così poco sotto questo profilo. Partii per Milano da piccolo, allontanandomi dalla mia famiglia, dai miei orizzonti perché la mia insegnante di ballo, Annalisa Meneghini, mi consigliò di fare un’audizione alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala, oggi Accademia del Teatro alla Scala. Ebbi fortuna ma non è stato facile. Anzi a volte fu durissimo. Perciò apro questa nuova realtà qui. La mia gente deve avere il meglio. Il meglio, almeno, di quello che io posso garantire. Questa disciplina può essere la grande passione di una vita, ma è dura ed impegnativa, anche per chi insegna. Far apprendere la danza significa avere a che fare con il corpo acerbo dei più piccoli che vanno accompagnati ed educati in modo spontaneo ma professionale. La regola vale anche per adulti, disabili, malati ed anziani che coinvolgerò in questa scommessa perché la danza», dice, «mantiene giovani, cura demenza, dolori, stress, fa bene all’anima». Per lui, che è passato dal collegio ad un appartamento condiviso, che si è confrontato con metodi fisicamente e psicologicamente tra i più severi, potrà trasmettere la sua passione in modo sereno, naturale: «Realizzare il sogno che spesso, quando ero giovanissimo, avrei voluto fosse realtà ogni volta che aprivo gli occhi al mattino». •

Barbara Bertasi
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