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15.11.2017

Cava di Alcenago
«Abbiamo paura
di altre frane»

Il processo per individuare i responsabili della frana risalente all’ottobre 2011 dovrebbe finire il prossimo annoIl pm Paolo Sachar coordinatore delle indagini sulla frana
Il processo per individuare i responsabili della frana risalente all’ottobre 2011 dovrebbe finire il prossimo annoIl pm Paolo Sachar coordinatore delle indagini sulla frana

«Abbiamo ancora paura di come si può evolvere la situazione ad Alcenago».

Al banco dei testimoni, il portavoce del comitato Mario Brunelli, 65 anni, ha trasmesso tutta la preoccupazione dei 400 iscritti per la situazione ancora non risolta nele sue sette contrade di Alcenago dove vivono 600 abitanti. L’ha fatto nell’udienza nel processo a carico dei vertici della Micromarmo granulati srl di Grezzana, accusati di aver provocato colposamente la frana che ha interessato la Sp 12 nell’ottobre del 2011. «Ci sono ancora esplosioni di mine adoperate nelle cave», ha spiegato ieri Brunelli «che fanno sobbalzare i bicchieri sul tavolo».

Il portavoce ha poi precisato, incalzato dalle domande dei difensori dei tre imputati, gli avvocati Massimo Leva e Alessandro Comunale Butturini, che ha potuto constatare questi movimenti solo due o tre volte «anche perchè sono sempre fuori casa per lavoro ma altri episodi, almeno due volte alla settimana, mi sono stati riferiti da mia moglie e mia sorella».

Il teste, poi, ha ribadito più volte di aver potuto constatare la presenza di altre voragini proprio nella zona della cava di Rie Lunghe «ora coperti da arbusti e alberi», nelle numerose passeggiate che ha svolto anche nel 2016 nella zona circostante alla sua casa. E ancora: «I miei figli», ha detto Brunelli, «mi chiedono cosa facciamo papà? Restiamo qui ad Alcenago o è meglio che cerchiamo casa da qualche altra parte?».

Com’è noto, la vicenda di Alcenago ha avuto una grossa risonanza mediatica, arrivando ad interessare anche gli autori di Report che ha trasmesso un servizio. «Si è poi rivelato un boomerang», ha spiegato ancora Brunelli in aula, «perché le nostre case si sono deprezzate».

Poi, però, su domanda dei difensori dei tre imputati, il portavoce del comitato ha spiegato che fino ad oggi non ha avviato alcuna trattativa di compravendita della sua casa. «Noi ci siamo costituiti parte civile anche perché vogliamo essere risarciti dalla perdita del valore delle case» ha insistito Brunelli. Lo stesso portavoce ha ricordato che i residenti sono preoccupati anche «perché mancano leggi che stabiliscano le distanze per poter costruire rispetto all’attività di cava sotterranea. Per questo motivo, chiediamo altri controlli». Per chi vive in quelle zone tra sopra Grezzana, «si tratta di una catastrofe ambientale».

IL TECNICO ARPAV. È stato poi il turno di Stefano Gallo, 54 anni, in servizio alla polizia giudiziaria della procura fino un paio di anni fa. È stato lui, il tecnico Arpav, l’artefice dell’indagine svolta su delega del pm Paolo Sachar. L’investigatore ha ricordato come la Provincia con un provvedimento del 2012 ha imposto alla Micromarmo granulati srl di modificare le modalità di escavazione. Non più, quindi scavi effettuati a pilastri, come aveva fatto all’epoca la società di Grezzana, ma a setti, ovvero svolto con barriere di 20 metri di lunghezza per sette di larghezza.«Questa modalità di scavo era più sicura» ha spiegato Gallo. Il provvedimento della Provincia, ha spiegato ancora il tecnico Arpav, ha anche prescritto il mantenimento delle distanze di sicurezza da infrastrutture e strade per evitare altre frane. A tal proposito, la Micromarmo granulati srl ha fatto ricorso al Tar che l’ha respinto con sentenza del 12 giugno 2013. La decisione non ancora definitiva dei giudici amministrativi è stata acquisita dal tribunale nonostante l’opposizione dei difensori. Gallo ha parlato infine del sopralluogo svoltosi il 18 giugno del 2014 nella cava di Alcenago dove si è constatato che il diametro dei pilastri erano di 4 metri mentre la società di Grezzana doveva mantenere una dimensione maggiore, tenendo conto anche della profondità della cava.

LA PROSSIMA UDIENZA. Questo aspetto sarà sviscerato il 7 dicembre quando a deporre ci sarà il professore Nicola Casagli, consulente nominato dal pm Sachar e già chiamato anche nel processo per la vicenda della Concordia.

Giampaolo Chavan
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