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17.01.2019

Vigile perseguita carabiniere Condannato a due anni

Un carabiniere con l’auto di servizio durante un servizio di pattugliamento
Un carabiniere con l’auto di servizio durante un servizio di pattugliamento

Per il pm Elisabetta Labate la condanna «giusta» sarebbe stata di 2 anni e mezzo; per l’avvocato di parte civile Marianna Piva il risarcimento «giusto» sarebbe stato di 50 mila euro per ciascuna delle persone offese; per la difesa (avvocati Massimo Leva e Fabio Porta), come ha sempre dichiarato l’imputato in udienza rigettando ogni addebito, non ci sarebbe mai stato «stalking» e quindi, essendo innocente, l’esito «giusto» del processo sarebbe dovuto essere l’«assoluzione». A mettere un punto è arrivata ieri nel tardo pomeriggio la sentenza del giudice Alessia Silvi che ha condannato Giancarlo Veneri, vigile urbano di Bussolengo, a due anni di pena e a 20mila euro di provvisionale per risarcire le persone offese alias l’ex comandante dei carabinieri di Bussolengo Roberto Varriale e la moglie. Termina così, con il riconoscimento degli atti persecutori (articolo 612 bis), la vicenda definita «incresciosa» dalla pubblica accusa che ieri ha ripercorso le condotte messe in atto da Veneri contro quello che riteneva il responsabile dei suoi precedenti guai giudiziari, il maresciallo Varriale appunto che svolse le indagini sul suo conto (il vigile urbano nel 2007 fu processato per favoreggiamento della prostituzione, fu condannato in primo grado e nel 2017 fu prosciolto per intervenuta prescrizione, ndr). «E’ stato un sentimento di rivalsa verso colui che riteneva il maggiore responsabile dell’inchiesta precedente», ha spiegato ieri nelle sue conclusioni il pm Labate, «a spingere Veneri a vendicarsi mettendo in atto una serie di condotte che rientrano a pieno titolo nel 612 bis, soprattutto per la durata: non potevano essere casuali, come lui ha sempre sostenuto, quei due anni di pedinamenti, di appostamenti sotto casa e di passaggi frequenti nella via di residenza dei Varriale, il fatto che fosse spesso vicino alla scuola della figlia minore in attesa che il papà andasse a prenderla, deridendolo ogni volta che lo incontrava; non poteva essere “un caso“ che tutti i giorni si materializzasse davanti all’abitazione o che la moglie se lo trovasse a scuola dove insegna, al supermercato arrivando una volta perfino a svenire esasperata da quella assillante presenza». La dottoressa Labate ha raccontato nel dettaglio le «condotte» persecutorie del vigile, chiedendo appunto la sua condanna per stalking a 2 anni e 6 mesi, senza alcuna attenuante, dato che «ha causato nella coppia un perdurante stato di ansia e di paura sia per la propria incolumità che per quella dei familiari, costringendo tutti a cambiare le proprie abitudini di vita, addirittura arrivando a farli decidere di trasferirsi in una nuova casa». L’avvocato di parte civile Piva ha confermato i «danni» provocati ai suoi assistiti, alla signora soprattutto, diventata ad un certo punto il bersaglio prediletto dell’imputato: «basta passeggiate al parco, vita da reclusi, abitudini stravolte da quella del negozio in cui fare la spesa a quella di evitare ogni uscita pubblica proprio per non incontrare il loro persecutore». A farlo desistere non ci è riuscito nemmeno il richiamo del comandante della polizia locale di Bussolengo, il suo superiore: nessun effetto, Veneri ha continuato nel suo piano demolitore. •

Camilla Ferro
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