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07.03.2018

Più bassa la spesa per la mensa «Ma la qualità sarà garantita?»

Bambini che mangiano in mensa: il Comune chiede un costo inferiore per pasto
Bambini che mangiano in mensa: il Comune chiede un costo inferiore per pasto

Polemiche e preoccupazioni sulla nuova gestione della mensa per gli studenti. La consigliera Barbara Setti del M5S va all’attacco: «Il Comune», dice, «sta abbassando la qualità del cibo che darà ai nostri figli, anche a quelli dai 3 ai 6 anni. La nuova gara per il servizio di refezione scolastica fa competere le imprese su una base d’asta che nel 2012 era di 5 euro a pasto e nel 2018, ben sei anni dopo, cala a 4,20 euro. Non solo: la spesa prevista si riferisce anche all’adeguamento delle cucine e all’allestimento di quella nuova. Quindi, per i prossimi sei anni i bambini pagheranno l’acquisto delle nuove attrezzature e si troveranno nel piatto la qualità che ci si può attendere quando il prezzo del pasto è basso e quando su 70 punti di progetto solo 21 riguardano cosa i nostri bambini mangeranno». Anche sulle modalità di confezione dei pasti Setti è fortemente critica: «Ci vengono a raccontare che i pasti saranno cucinati sul territorio, come se questo potesse in qualche modo costituire di per sé un elemento di qualità: i pasti sono comunque trasportati alle scuole Beni Montresor e Citella e la qualità si ottiene da ciò che si cucina e non da dove si cucina. Se un Comune non spende per la salute delle fasce più deboli, vuol dire che non ci siamo proprio. Ci vorrebbero meno consulenze alle varie università per piani che i nostri dipendenti hanno sempre fatto all’interno degli uffici e maggiore attenzione alle priorità, quelle vere». Le fa eco il consigliere Stefano Ceschi del Pd: «Finalmente dopo mesi di continui rinvii si è arrivati a proporre un nuovo bando per mense comunali. Purtroppo però, leggendo le carte, pare evidente che non venga minimamente privilegiato l’aspetto delle materie prime che verranno cucinate per i nostri bambini. Ci saremmo aspettati una maggior attenzione da parte dell’amministrazione rispetto a questo aspetto. È vero che la Giunta non può entrare nel merito del bando, ma può sicuramente dare indirizzi politici che i dirigenti devono rispettare. Si sa infine che i dirigenti spendono i soldi che vengono indicati loro dalla Giunta: il primo atto politico dovrebbe essere, appunto, mettere a disposizione più soldi per l’alimentazione in mensa dei nostri bambini». Su queste questioni, risponde il vicesindaco Cristiano Fontana: «Comprendo i timori dei consiglieri Setti e Ceschi: il punto su cui si concentra maggiormente la loro critica è la base d’asta della gara, che è stata determinata dalla dirigente comunale sulla scorta di uno studio approfondito. Oltre ai 21 dei 70 punti che riguardano i cibi che finiranno nel piatto, ci sono però altri punti che vengono assegnati per la gestione delle diete speciali e per i progetti di educazione alimentare che concorrono a creare un’offerta che deve essere di qualità. Ricordo infatti che l’offerta tecnica che le ditte dovranno presentare, e poi successivamente garantire in caso di vittoria della gara, deve rispettare almeno 40 dei 70 punti dell’offerta. Altrimenti, se non venisse raggiunta questa condizione, l’offerta economica non verrà nemmeno presa in considerazione. La qualità è data da tanti fattori: in questo senso ritengo fondamentale anche il punto che riguarda il piano di autocontrollo della qualità del servizio, controlli che gli uffici comunali effettueranno e che grazie alla collaborazione con la Commissione mensa, hanno portato a miglioramenti continui negli ultimi mesi e anni. Attualmente i pasti vengono prodotti in quantità industriale a Lugagnano, mentre in futuro, nella cucina sotto l’Ipab, il numero di pasti da preparare sarà ben inferiore e quindi ci potrà essere molta più attenzione per la qualità». •

Lino Cattabianchi
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