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15.01.2019

Nella casa dei poster popolata da attori

La casa dei poster nascosta dalla vegetazione da Bussolengo verso il ponte di Pescantina
La casa dei poster nascosta dalla vegetazione da Bussolengo verso il ponte di Pescantina

È nascosta dalla boscaglia, tanto che dalla strada principale, quella che da Bussolengo porta verso il ponte di Pescantina, non si vede. Saranno anni che quelle piante non vengono tagliate. Probabilmente dall’ultima volta che qualcuno ha messo piede dentro la casa, prima di lasciarla abbandonata così, nel degrado. Nemmeno la porta d’ingresso esiste ancora: una volta attraversate quelle erbacce alte più di un metro, entrare è piuttosto facile. E a colpire, al primo sguardo, non è tanto il senso di abbandono, l’ammasso di scatole, carte, pellami, scarti di fabbriche. Sono i poster. Moltissimi, tutti di film degli anni Sessanta e Settanta, italiani e stranieri. «La casa dei poster», l’ha infatti chiamata Andrea Veneri, l’autore del servizio fotografico che pubblichiamo. Veneri è di Pescantina ed è una delle anime de «I luoghi abbandonati», insieme a Monica Basalico, Marco Cherubini e Stefano Desogus: un gruppo di appassionati di fotografia che gira il Veronese e altre province limitrofe alla ricerca di posti affascinanti da immortalare. «Spesso riceviamo segnalazioni da persone che guardano il nostro sito o la pagina Facebook», spiega, «ma nel caso della casa dei poster tutto è nato dalla mia curiosità. Dalla strada non è visibile, ma passo tutti i giorni davanti a quel muro di piante e mi sono sempre chiesto cosa ci fosse oltre. Ho guardato su Google Maps: dall’alto si vede il tetto di un’abitazione». Veneri ha aspettato la fine dell’estate nella speranza che il fresco cacciasse tutte le zanzare accampate in mezzo alla boscaglia. E poi è andato, armato di curiosità e della sua fedele macchina fotografica. «Non c’è recinzione e l’abitazione è aperta», spiega, «quindi entrare non è stato un problema». Varcata la soglia si è trovato davanti al grande stanzone. E gli occhi, prima che da scatole di cartone e casse di plastica, bottiglie di vetro e pezzi di ferro, sono stati rapiti dai numerosi poster attaccati alle pareti: Shalako, il film del ’68 con Brigitte Bardot e un giovane Stephen Boyd in primo piano sulla locandina, Quel maledetto ispettore Novak uscito nelle sale l’anno successivo, il western Costretto ad uccidere con Charlton Heston, Camelot con Richard Herris, girati in quegli stessi anni. Al piano terra ci sono altre due stanze più piccole, sempre tappezzate di immagini cinematografiche, fotografie, ritagli di giornali. In una parete si vedono i volti di un giovane Gianni Morandi, di Adriano Celentano con Claudia Mori, sposata proprio in quegli anni. Chi ha abitato o forse solo utilizzato quel luogo doveva essere un appassionato di cinema. E anche di motori, perché appese ai muri ci sono foto di auto da corsa, altre strappate da riviste del tempo, come la pagina con l’immagine di Francois Cervet, il pilota di Formula Uno noto in Francia come «Francois il Magnifico», che ebbe alla fine degli anni Sessanta una storia d’amore con Brigitte Bardot. «C’è anche un piano superiore», spiega il fotografo, «nel quale però è impossibile andare perché la scala non è agibile. Chissà, forse chi utilizzava queste stanze come magazzino o officina, dormiva e viveva al primo piano. Mi sono chiesto per giorni che storia si nasconde dentro queste pareti, tra i poster e le scatole ammucchiate per terra. Ma una spiegazione ancora non sono riuscito a darmela». •

Francesca Lorandi
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