CHIUDI
CHIUDI
Seguici
Sezioni
Servizi
Cerca

15.01.2017

Kiwi, l’annata buona rovinata
da malattie ancora invincibili

Cassoni di kiwi all’interno di un magazzino di Pescantina
Cassoni di kiwi all’interno di un magazzino di Pescantina

La morìa del kiwi colpisce in modo molto consistente anche l’area del mercato ortofrutticolo intercomunale di Bussolengo e Pescantina. Una coltura molto diffusa dagli anni ’80. «Ci sono molte aziende in crisi», spiega l’amministratore unico Gianluca Fugolo, «e i produttori, in questa annata, che poteva dare ottimi risultati grazie al clima autunnale connotato da notevoli sbalzi termici tra giorno e notte, che favoriscono la maturazione del frutto per una lunga conservazione, non riescono a soddisfare le esigenze del mercato nazionale ed estero». Con prezzi davvero interessanti. «Il kiwi nostrano è stato venduto da 60 a 70 centesimi al chilo», continua Fugolo, «con questa remunerazione le aziende avrebbero potuto guadagnarci. Il nostro terreno è ottimale per la coltivazione del kiwi che viene richiesto da tutto il mercato».

Principali imputati di questa morìa, l’asfissia radicale e il cancro batterico, il Psa. Conclude Fugolo: «Nonostante l’impegno di tecnici e sperimentatori, non si riesce a vedere la fine di queste difficoltà che segnano pesantemente le aziende locali. Il kiwi, ai primi anni ’80, fu piantato dai produttori di pesche che disponevano già di un frutto a maturazione estiva, per integrare la produzione annuale con un frutto che maturava a fine ottobre e poteva offrire, contrariamente al pesco, una lunga conservazione. Con due colture integrate, le aziende avevano raggiunto in quegli anni una maggiore sicurezza di entrate economiche. Situazione che ora è, purtroppo, pesantemente compromessa. Speriamo che la ricerca non si fermi e che possa arrivare ad una soluzione di queste difficoltà». L.C.

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1