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04.01.2019

Ricostruita la mano del piccolo Marco

Esterni della clinica Pederzoli di Peschiera
Esterni della clinica Pederzoli di Peschiera

«Adesso sta mangiando, sta abbastanza bene. È davvero un bambino molto gentile, ci ha ringraziato, si è perfino scusato. Nel nostro lavoro non capita spesso». A parlare delle condizioni di Marco, 11 anni, bresciano, rimasto vittima dell’esplosione di un grosso petardo che con ogni probabilità ha raccolto nel parchetto di Cologne dove stava giocando con un paio di amici, è il chirurgo Rico Bernardini, che opera alla clinica Pederzoli di Peschiera del Garda, centro di riferimento regionale per la chirurgia della mano con l’équipe diretta dal dottor Ruggero Testoni. Mercoledì sera il dottor Bernardini era reperibile per le urgenze; la notte di San Silvestro e il successivo giorno di capodanno erano passati via lisci, quando è arrivata la chiamata del 118 di Bergamo, che si era preso in carico l’emergenza. «Avevano contattato già altri centri, che non erano disponibili. Noi ci siamo subito preparati per l’intervento», riprende Bernardini, che in sala operatoria è intervenuto insieme al collega Christoph Ildebrando Fulco. L’incidente era avvenuto verso le 16.30, ad esplodere nella mano di Marco un petardo ad alto potenziale (le indagini per ricostruire i fatti sono ancora in corso), con un botto che si è sentito a distanza e che ha trasformato un pomeriggio tranquillo in una potenziale tragedia. L’undicenne è entrato in sala operatoria alle 22.30, dopo esser stato trasportato con l’elisoccorso all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e quindi di lì alla Pederzoli. Il delicato intervento è durato tre ore abbondanti. «Presentava un danno grosso alla mano destra», spiega il dottor Bernardini, «una vera e propria lesione da scoppio, con ampia lacerazione di tutte le strutture, fratture di tre metacarpi, amputazione delle falangi distali». I due chirurghi, il dottor Fulco più per la parte ortopedica e il dottor Bernardini per quella plastica, hanno lavorato insieme, ricomponendo la mano, con innesti di cute per dare funzionalità e copertura, partendo dal pollice, il dito più importante. «La lesione lascerà comunque degli esiti piuttosto importanti», spiega il dottor Bernardini, «ma la mano dovrebbe recuperare una certa funzionalità. Ora servirà tanta fisioterapia, i deficit andranno valutati più avanti, non si possono escludere ulteriori interventi». Intanto Marco rimarrà in ospedale a Peschiera per una settimana almeno, fino alla prossima medicazione, che potrebbe richiedere una lieve sedazione. Tempo anche per rimettersi dalle altre ferite riportate: escoriazioni al viso, alle gambe, in faccia. E per riacquistare serenità dopo un trauma così tremendo. Se un intervento tanto delicato su un bambino non è cosa di tutti i giorni, per la chirurgia della mano della Pederzoli - che conta sull’esperienza di quattro chirurghi - lavorare su amputazioni e lesioni tendinee è però molto frequente. «In questo senso capodanno per noi è un giorno come un altro», conclude il dottor Bernardini, «siamo centro di riferimento regionale e riceviamo pazienti che arrivano dal Veneto, dalla Lombardia, dal Trentino. Quanto agli incidenti legati ai festeggiamenti, siamo intervenuti su un signore che si è amputato tentando di aprire una bottiglia sciabolandola». •

Francesca Mazzola
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