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11.09.2018

Punta Veleno, padre e figlia lasciano tutti a bocca aperta

Gino Modena con la figlia Giulia alla cronoscalata di Punta Veleno
Gino Modena con la figlia Giulia alla cronoscalata di Punta Veleno

«Super Gino» e la figlia Giulia hanno conquistato per la terza volta Prada Alta scalando Punta Veleno, ma anche i cuori di tutti gli atleti. Ce l'ha fatta Gino Modena, che gli organizzatori di Punta Veleno ormai chiamano «Super Gino», a scalare con la figlia disabile i tornanti durissimi e la «salita impossibile» della Extreme Race organizzata dal Comune di Brenzone con l’Unione sportiva Monte Baldo di Malcesine. Partiti da Castelletto per arrivare a Castello e salire a Prada Alta, sulle due ruote si sono presentati in cento (una ventina con la bici elettrica), una decina in meno del record di presenze del 2017, ma sempre molti più degli 81 del 2016. Il percorso della «Extreme Race» non è per tutti: si parte dai 140 metri di altitudine a Castello e si arriva ai 1.156 metri sul Baldo attraverso 8 chilometri con una pendenza media del 12,7 per cento. Il primo al traguardo, in 37 minuti e 21 secondi, è stato Thomas Gschnitzer, del racing Team Winax, già vincitore nel 2016 e che così agguanta il record di vittorie di Jarno Varesco in questa gara, oltre al record del percorso, con nove secondi in meno del precedente miglior tempo di sempre. Dietro di lui, con 40 minuti e 9 secondi, Kevin Fantinato. Al terzo posto Roberto Dalsant con 40 minuti e 47 secondi. Per le donne, primo posto per Annalisa Adami, unica donna partecipante. I protagonisti assoluti di Punta Veleno, però sono stati papà Gino e la figlia Giulia, 11 anni, affetta dalla sindrome di Charge. Quest'anno Modena, che aveva già scalato Punta Veleno nel 2015 e nel 2017 con una bici cui era attaccato un carrettino in cui c’era Giulia, ha tagliato il traguardo con una «bicicletta a spinta». «Da novembre scorso», ha raccontato, «stiamo sperimentando questa bici, che è una mia invenzione. Giulia, tra le altre cose, ha problemi di equilibrio ma voleva andare in bici. L'idea iniziale era stata quella di usare un manico di scopa attaccato alla piccola due ruote di Giulia per cercare di farla pedalare. Poi è arrivata l'idea di fare una bici più strutturata grazie a un amico che mi ha regalato una mountain bike e a un fabbro, che è riuscito a saldare un tubo di acciaio in fondo alla bici. In questo modo Giulia dirige e disegna le traiettorie mentre io mantengo in equilibrio la bici, ho i freni in mano e faccio da motore». Un’idea rudimentale ma che da novembre a oggi ha consentito a Gino e Giulia di allenarsi quasi tutti i giorni. «Da Malcesine siamo arrivati a Riva», racconta Gino, «o abbiamo fatto la strada del Ponale anche se la Panoramica di Malcesine è la nostra preferita. Giulia pian piano ha iniziato a capire come muovere il manubrio e al resto penso io. Ora ha l'idea di come guidare la bici ed è contentissima di pedalare». Anche per dimostrare a Giulia che tutto si può fare se c'è volontà, Modena ha spinto correndo e camminando la bici arrivando in cima e lasciando tutti a bocca aperta. Durante le premiazioni il sindaco di Brenzone, Tommaso Bertoncelli, ha detto: «Non abbiamo parole per quello che state facendo da tre anni. È una lezione di vita e di tenacia per tutti. Un esempio». «Se qualcuno mi aiutasse», ha detto Modena, «a studiare meglio questo modello, si potrebbe creare una bici in alluminio, più leggera, utile a chi ha problemi come quelli di Giulia». Chi costruisce biciclette o si intende di ingegneristica delle due ruote si faccia avanti. •

G.M.
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