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19.08.2018

Raccagni, dai verbali al libro

Aldo Raccagni comandante della Polfer di Peschiera con il romanzo
Aldo Raccagni comandante della Polfer di Peschiera con il romanzo

A scoprirne il talento letterario sono stati i suoi colleghi poliziotti leggendo i suoi verbali, scritti curando termini e sintassi ed evitando il «poliziese». Lui è Aldo Raccagni, comandante della Polizia ferroviaria di Peschiera del Garda e scrittore in erba seppure non alle prime armi. A inizio anno ha pubblicato il suo primo romanzo «Preghiera per un assassino perbene» (Edizioni Montag, 14 euro), noir con protagonista l’ispettore Sauro Dellacroce, che deve indagare su tre omicidi accaduti tra Verona e Milano. Delitti resi particolari anche dalla modalità con cui sono eseguiti, per cui la fantasia di Raccagni ha preso spunto dai fatti di cronaca: i roghi misteriosi di Canneto di Caronia, il paese in provincia di Messina dove tra il 2004 e il 2014 si susseguirono incendi all’interno di alcune abitazioni, così inspiegabili che si arrivò a ipotizzare addirittura fenomeni paranormali, almeno fino a quando furono individuati i responsabili. L’opera prima di Raccagni ha una narrativa scorrevole, coinvolgente e divertente nei modi in cui sono descritti e caratterizzati i personaggi. Classe 1964, Aldo Raccagni è da quattro anni a capo della Polfer di Peschiera e da trentacinque in Polizia: iniziò la sua carriera alla Stradale di Bardolino, poi fu mandato alla Giudiziaria di Trento e successivamente alla Polfer della sua città natale, Padova. Avido lettore fin da ragazzo, si definisce «autodidatta in tutto»: anche nel mestiere di scrivere, interiorizzato con le letture, affinato con la pratica e dall’esperienza del suo lavoro. Non solo e non tanto per i casi di cui si è occupato come poliziotto, ma soprattutto per i rapporti umani che è riuscito a costruire. «Nei diciotto anni passati alla stazione di Padova ho conosciuto molte persone con storie incredibili», sottolinea Raccagni parlando delle persone senza fissa dimora, «mi hanno insegnato molte cose tra cui la realizzazione personale e non parlo per logica buonista». Scrittore da sempre di racconti brevi e poesie che condivideva con gli amici più stretti. L’esordio è stato nel 2017 con il racconto breve «Les Fleurs de la Tomate», dedicato all’emigrazione italiana e alla strage di Marcinelle, con cui ha vinto il Premio della critica nel concorso nazionale indetto da «Polizia Moderna», la rivista ufficiale della Polizia che aveva come tema «Pagine migranti». Con lo stesso racconto è arrivato secondo al quinto concorso nazionale «Pagine di territorio» promosso dal Comune di Crova (Vercelli). «Dopo questi risultati ho pensato di cimentarmi nel noir, che per me è un contenitore di tutto», spiega Raccagni, «dà molto più spazio all’interpretazione psicologica dei personaggi, non ha la rigidità di canoni del giallo». Padre ispiratore e modello letterario per eccellenza è per lui Simenon, dalla cui penna nacque il commissario Maigret. Con lui è cresciuto Raccagni: «Non avendo avuto un padre, l'ho assunto in Maigret», confida. Alcuni tratti del commissario francese, come l’interesse all’aspetto umano delle vicende, li ha donati al suo ispettore Dellacroce. Una caratterizzazione che va oltre il tributo letterario e assume motivazioni intime: «Non potevo perdere un padre un’altra volta», spiega Raccagni. Sul suo taccuino sta già lavorando al secondo romanzo, in cui ritroveremo Dellacroce. L’uscita è prevista a novembre, intanto sul sito della casa editrice www.edizionimontag.com è possibile acquistare «Preghiera per un assassino perbene». •

K.F.
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