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26.01.2018

Quando il paese era Arilica Gli scavi riscrivono la storia

Gli scavi archeologici nella piazza Ferdinando di Savoia nell’inverno di due anni fa FOTO AMATO
Gli scavi archeologici nella piazza Ferdinando di Savoia nell’inverno di due anni fa FOTO AMATO

Katia Ferraro La storia di Peschiera del Garda raccontata attraverso gli scavi archeologici in piazza Ferdinando di Savoia (già piazza d’Armi) condotti nel corso degli ultimi decenni: nel 1974, 1999, 2005, 2008 fino ai sondaggi del 2016 propedeutici ai lavori di riqualificazione della piazza. Nelle scorse settimane la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza ha promosso una conferenza, patrocinata dal Comune, per «restituire» alla comunità la conoscenza maturata nel corso degli anni. Relatrici la dottoressa Brunella Bruno, funzionaria della Soprintendenza responsabile di zona, e l’archeologa Francesca Meloni che da anni segue sul campo gli scavi di Peschiera. Bruno ha ricostruito le fasi che hanno portato a conoscere Arilica, il centro urbano di epoca romana antenato dell’attuale Peschiera. «La Tavola Peutingeriana (risalente al XII secolo e copia di un’antica carta romana che mostra le vie militari dell’Impero romano, ndr) riporta il nome di un centro chiamato Arilica sulla strada tra Brescia e Verona», spiega Bruno. I rinvenimenti epigrafici dei secoli successivi rivelarono che Arilica era sede di un’associazione di battellieri che gestiva il traffico navale nella parte meridionale del lago, ma fino agli scavi del 1974 tutta la conoscenza si fermava a livello documentale. In quell’anno si ebbe la conferma tangibile dell’esistenza di Arilica: gli scavi portarono alla luce i resti di una domus romana e di locali produttivi coevi vicino alla chiesa parrocchiale. Seguì la campagna di scavo del ’99. «Fu eccezionale, ricchissima di dati, che chiarì le lacune avute nel 1974 a causa di un metodo che non contemplava la stratigrafia, motivo per cui si erano perse e ignorate le informazioni relative all’epoca medievale», sottolinea Bruno. In quell’anno fu scoperta la strada oggi nota come via Gallica, posizionata sull’asse dell’attuale via Rocca. «Una strada pluristratificata, eccezionale per Peschiera», prosegue la funzionaria della Soprintendenza, «che ha testimoniato come prima dell’Arilica romana ci fosse già un abitato che i reperti hanno datato intorno al II secolo a. C. In epoca preromana la strada era ampia, circa dodici metri, quando si decise di dare una veste urbana all’insediamento venne ristretta fino a otto metri nella prima età imperiale». Quanto alla darsena, il canale che dal Mincio entrava nell’attuale piazza tagliandola a metà (una porzione del muro è stata riportata alla luce in seguito ai lavori di riqualificazione), una conoscenza più approfondita l’ha datata tra XII e XIII secolo. «Possiamo dire con certezza che è medievale, ma non affermare sia opera degli scaligeri, e che i lavori per realizzarla cancellarono tutti i livelli depositati fino all’Alto medioevo», precisa Bruno. I reperti trovati nel 2016 «sono ordinari, caratteristici dell’epoca romana, tardo-antica e medievale: resti di anfore, vasellame, monete, un paio di sepolture senza corredo, nulla di prezioso». Reperti che insieme al miliare dell’imperatore Gioviano rinvenuto nel ’99 e datato 363-364 d.C. giacciono nei magazzini della Soprintendenza. Sulla loro custodia durante la conferenza è nato un piccolo dibattito, con alcuni sostenitori della necessità che i beni di Peschiera rimangano al paese. «Non è più tempo di usare questi reperti solo come cimeli da collocare in biblioteca o davanti al municipio», risponde a tal proposito la dottoressa Bruno. «Devono essere posizionati in luoghi dove ci sia un minimo di contesto storico: se il Comune propone uno spazio da utilizzare come centro di documentazione o museo ben venga, solo così i reperti possono essere valorizzati». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Katia Ferraro
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