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05.12.2017

Pepper promosso al test tra i clienti Ora studia inglese

Il robot umanoide Paolo Pepper durante il test ieri mattina
Il robot umanoide Paolo Pepper durante il test ieri mattina

«Ciao Paolo, come faccio ad andare a Gardaland?». «È a 10 minuti da qui, ecco le indicazioni». «E un bancomat dove lo trovo?». «Al piano inferiore, scendi le scale e gira a sinistra». La voce sembra quella di un ragazzo, chiara, limpida, per nulla meccanica, come invece ci si aspetterebbe da un robot. È simpatico Paolo Pepper, l’umanoide con nome e cognome collaudato ieri al Parc Hotel di Peschiera, primo esempio italiano di applicazione dell’intelligenza artificiale in ambito alberghiero. Ieri davanti al bancone della reception è stato fatto il collaudo, tra la curiosità dei dipendenti e le facce divertite di alcuni ospiti. Una coppia di Taiwan non ha perso l’occasione per scattarsi un selfie, mentre una signora italiana, stupita alla vista del robot, ha avviato con lui una bizzarra conversazione. E ha dimostrato di essere un umanoide pure ruffiano, Paolo Pepper, che ha cantato Happy Birtday a una receptionist che proprio ieri compiva gli anni. «In poche ore ha suscitato la curiosità di tutti», racconta Luca Fusi, responsabile marketing di Bellatrix, l’azienda che gestisce la catena alberghiera di cui fa parte il Parc Hotel, «ma il motivo principale per cui abbiamo avviato questa sperimentazione è un altro: da Pasqua, quando farà il suo ingresso ufficiale in hotel, Pepper fornirà ai clienti informazioni e suggerimenti, sgravando gli addetti alla reception da alcune mansioni. Ci sarà una fase di test, per capire quali funzioni potranno essere delegate al robot e si procederà con una riorganizzazione delle attività». Il progetto è curato dal Ciset (Centro internazionale studi sull’economia turistica) dell’Università Ca’ Foscari di Venezia che, nei mesi scorsi, ha realizzato un sondaggio tra i clienti dell’hotel per capire come avrebbero accolto la presenza di un robot. «A quel punto abbiamo proceduto con una mappatura delle domande e delle risposte», ha spiegato la ricercatrice Erica Mingotto, anche lei presente al collaudo. Nel sondaggio era emerso, da parte dei clienti, il timore di dover ripetere più volte la stessa domanda, trovandosi di fronte un robot non in grado di capire. «Il test è servito soprattutto a fare prove ambientali, per esaminare la reazione di Pepper ai rumori della reception, alla musica, alle luci», ha aggiunto Marco Vescovi della web agency trevigiana Promoservice, che si occupa della programmazione. «Non abbiamo riscontrato perturbazioni, Paolo Pepper ha reagito e risposto sempre in modo chiaro, avviando comunicazioni empatiche grazie alla sua capacità di identificare le emozioni e selezionare il comportamento più adatto alla situazione», ha detto Vescovi. Ora il robot tornerà negli uffici della Promoservice, dove sarà programmato per rispondere anche in tedesco e in inglese. •

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