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17.02.2017

Frenata dell’Unesco
per la fortezza veneziana

Porta Brescia a Peschiera FOTO PECORA
Porta Brescia a Peschiera FOTO PECORA

C’è un ostacolo sul percorso del riconoscimento come Patrimonio mondiale dell’umanità da parte dell’Unesco del sito transnazionale denominato «Le opere di difesa veneziana tra XV e XVII secolo», in cui è candidata anche la fortezza di Peschiera del Garda. L’Icomos (International council on munuments and sites), agenzia tecnica e consultiva dell’Unesco, ha sollevato criticità sulla candidatura generale che oltre a Peschiera comprende altre dieci città: in Italia Bergamo (Comune capofila), Venezia e Palmanova (Udine); in Croazia Zara, Sebenico, Lèsina e Curzola; in Montenegro Castelnuovo, Càttaro e Dulcigno. Centri perlopiù collocati lungo la costa adriatica in quello che all’epoca era noto come «golfo di Venezia».

La sindaca di Peschiera Maria Orietta Gaiulli è stata a Roma assieme all’assessora alla Cultura Elisa Ciminelli e ad altri rappresentanti dei Comuni italiani candidati per un incontro al ministero dei Beni e delle Attività culturali. «Icomos ha rilevato due criticità», spiega la prima cittadina, «la prima riguarda lo spazio temporale, giudicato incompleto perché tra le mura considerate ce ne sono alcune che appartengono a epoche diverse rispetto a quella considerata, richiedendo perciò un’estensione del periodo. La seconda», prosegue, «è la mancanza nel sito delle fortezze veneziane di Grecia e Cipro». Quando tra 2007 e 2009 fu avviato il processo per ottenere il riconoscimento entrambi gli Stati c’erano. E c’era la città di Famagosta, principale roccaforte dei Veneziani a Cipro. Un paio d’anni dopo si registrò la defezione sia della Grecia che di Cipro, pare per questioni diplomatiche e politiche. Ciononostante, anche con il benestare del ministero dei Beni culturali, si decise di portare avanti la candidatura. La stessa cosa si ora.

«A Roma abbiamo deciso di chiedere comunque l’iscrizione all’Unesco per i siti di Italia, Croazia e Montenegro, mentre parallelamente si cercherà di perseguire la strada politica per far aggiungere Grecia e Cipro, anche dopo», riferisce Gaiulli.

I tempi sono stretti: entro marzo dovrebbe chiudersi la fase istruttoria, mentre dal 2 al 12 luglio il Comitato del patrimonio mondiale Unesco si riunirà a Cracovia per dare il verdetto definitivo sulle candidature.

La linea d’azione concordata a Roma prevede altri due incontri nei prossimi giorni: il primo a Parigi all’Icomos; il secondo il 22 febbraio a Tirana, in Albania, «con delegati e ministri della Croazia e del Montenegro, dove si tenterà la via della mediazione politica con Grecia e Cipro», anticipa Gaiulli. Giunti a un passo dal verdetto, quella in corso si prefigura come una rischiosa frenata. Lo scorso settembre il gioco sembrava fatto: il professor Nicolas Faucherre, ispettore di Icomos, aveva visitato ognuna delle undici città del sito candidato, riservando particolari apprezzamenti alla fortezza arilicense, incastonata nell’acqua.

Katia Ferraro
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