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06.08.2011

Un centro ricerca sull'energia
alternativa nell'ex bunker


 Uno dei locali interni del bunker militare antiatomico nelle viscere del monte Moscal
Uno dei locali interni del bunker militare antiatomico nelle viscere del monte Moscal

Affi. L'ex base militare West Star, nome in codice «Stella dell'Occidente», scavata nelle viscere del monte Moscal potrebbe essere utilizzata in futuro per scopi scientifici.
Lo afferma il sindaco di Affi Roberto Bonometti.
«Siamo in contatto con alcune università», spiega il primo cittadino. «Il nostro intento è ospitare in quella sede un centro di ricerca sulle fonti di energia alternative».
«Sarebbe straordinario», prosegue Bonometti, «che proprio ad Affi si trovassero le soluzioni concrete per salvaguardare il nostro pianeta e garantire un futuro migliore all'umanità».
«L'obiettivo adesso», conclude il sindaco, «è quello di predisporre uno studio di fattibilità e quindi un progetto che poi sarà sottoposto al Ministero della Difesa che tuttora dispone di questo sito».
Nel 2012, però, terminerà il finanziamento triennale di 300 mila euro, stanziati dalla Regione, per iniziativa dell'assessore Massimo Giorgetti.
Il provvedimento è stato adottato con la finalità di stipulare una convenzione con il ministero della Difesa e predisporre un progetto di valorizzazione turistica e culturale di questa struttura, tuttora di proprietà della società Difesa spa.
Quello di Affi è il più grande bunker militare antiatomico d'Italia. La struttura ha una «gemella» in Belgio.
Per 41 anni «West Star» è stato utilizzato come posto comando protetto, dotato di centro trasmissioni strategico.
L'ultima esercitazione militare che ha ospitato si è svolta nel 2003.
La struttura costruita dall'Alleanza atlantica (Nato), è stata consegnata il 6 luglio del 1966 al comando Ftase (Forze terrestri alleate Sud Europa).
Scavata nella roccia sotto i 427 metri del Monte Moscal, per decenni è stata sede di esercitazioni congiunte di tutte le forze Nato (North Atlantic Treaty Organization) terrestri, aeree e navali e non ha mai ospitato armi nucleari.
In un reticolo di chilometri e chilometri di cunicoli, in caso d'emergenza, avrebbe dovuto garantire la sopravvivenza di quattrocento persone per la durata di quindici giorni.
L'impianto doveva servire come sede in caso di attacco nucleare, chimico o batteriologico, per lo stato maggiore del comando operativo congiunto nello scacchiere Nord-Orientale italiano, che aveva sede a Verona.
Complessivamente l'area dell'ex base militare si dirama su una superficie di 45 mila metri quadrati di terreno boschivo e di 15 mila di superficie coperta.

Luca Belligoli
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