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26.10.2012

Un'estate in vetta, stagione
d'oro per la montagna

Il cartello che segnala il percorso del «Vajo Paraiso», uno dei più gettonati dagli escursionisti veronesi
Il cartello che segnala il percorso del «Vajo Paraiso», uno dei più gettonati dagli escursionisti veronesi
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Baldo e Lessinia. A differenza della scorsa estate, durante la quale la pioggia non ha concesso tregua ad alpinisti ed escursionisti fino ad agosto inoltrato, quella del 2012 è stata una stagione d'oro per gli appassionati di montagna, sia sulle nostre cime che altrove. «Praticamente tutte e trenta le gite programmate», spiega Alessandro Camagna, presidente del Cai Verona, «sono andate a buon fine e sempre con autobus pieni di partecipanti entusiasti, dalle escursioni più semplici alle salite di un certo impegno come quella ai ghiacciai del Monte Rosa fino ai 4.000 e più metri della Punta Parrot, gita effettuata assieme al Geaz di Zevio». La formula adottata è stata quella di accorpare all'interno di una medesima uscita il gruppo escursionistico con quello alpinistico. Una volta giunti a destinazione, i più esperti puntavano a mète impegnative, mentre i meno esperti optavano per tranquille escursioni fra boschi e prati. Bene sono andati pure i corsi della scuola di alpinismo «G. Priarolo», che quest'anno ha compiuto i sessant'anni di attività. Ha infatti dovuto replicare, a grande richiesta, il corso di arrampicata per bambini mentre il corso d'alpinismo (per adulti) ha registrato il tutto esaurito con alcuni esclusi per mancanza di posti.  Ma quest'anno, data la ricorrenza, la «Priarolo» ha voluto organizzare qualcosa di speciale. Stiamo parlando del primo corso di alta montagna extraeuropea e del primo corso base di trekking in alta quota, tenutisi entrambi sulle Ande peruviane. Nell'occasione, i «priarolini» Leonardo Del Prete e Nicola Garonzi hanno effettuato la prima ripetizione della via degli Americani al Nevado Quesillo, a 5.600 metri nella Cordillera Huayhuash. Bene anche l'alpinismo giovanile, con entrambi i corsi, cioè quello per ragazzi dagli 11 ai 14 anni e per quelli dai 14 ai 18 cui ha fatto da corollario anche il soggiorno estivo, con altri adolescenti ma sempre organizzato dal Cai Verona, a Sant'Antonio di Mavignola, ai piedi delle Dolomiti di Brenta. Una menzione particolare, però, va riservata al cosiddetto «Cai d'Argento», le cui gite del giovedì sono sempre più apprezzate e sempre più affollate. «In tempi di crisi», afferma soddisfatto Camagna, «possiamo dire che il Cai, ma in modo particolare il nostro sodalizio, sta vivendo una fase di crescita sia in senso di partecipazione sia in senso di iscritti. Abbiamo infatti finalmente superato, e di ben 50 unità, la soglia dei 3.000 iscritti e la tendenza, anche in vista delle prossime iniziative invernali, sembra in crescita. Insomma, l'impegno che abbiamo profuso un po' tutti qui in Sezione, sta decisamente dando i suoi frutti».  Purtroppo, però, tanta affluenza sui monti, soprattutto sui nostri monti e sulle nostre colline, ha avuto anche un risvolto negativo. Questa estate, infatti, a fronte di un numero lievemente più basso di interventi del Soccorso alpino rispetto ad altri anni, è risultato invece piuttosto alto il numero dei decessi. Ben quattro, di cui tre a quote medio basse. «E' stata una stagione estiva molto anomala», spiega il Capo della stazione veronese del Corpo nazionale del Soccorso alpino e speleologico, Roberto Morandi, «perché da fine luglio a metà agosto il numero dei nostri interventi è cresciuto esponenzialmente ma, quel che è peggio, è cresciuta pure la gravità degli incidenti».  Infatti prima vi è stata la sciagura in cui ha perso la vita una donna in Valsorda (Lessinia) mentre nella stessa mattinata un uomo moriva scivolando dalla pericolosa variante del sentiero delle creste del Baldo che va dal Passo del Camin al rifugio Telegrafo, in alta Val delle Nogare. Poi è toccato al turista di Hong Kong, precipitato dai dirupi del monte Luppia, sopra Garda, e quindi a settembre è stata la volta della turista tedesca caduta lungo la discesa fra I Piombi e Malga Fiabio, sul Baldo. Ultima in ordine di tempo, la disgrazia che ha avuto come vittima un cercatore di tartufi in Valpolicella, ma in questo caso si è trattato solo di ferite. «A parte il cercatore di tartufi», spiega Morandi, «che indossava stivaloni di gomma, buoni per non bagnarsi ma certo non adatti a terreni scoscesi, in tutti gli altri casi le vittime erano ottimamente attrezzate e indossavano sia abiti che calzature adeguate. Insomma, le classiche tragiche fatalità». Per evitare ogni rischio bisognerebbe affidarsi alle guide alpine, allora. E non sono pochi quelli che ricorrono ai professionisti della montagna per realizzare i propri sogni alpinistici.  «Abbiamo lavorato tantissimo questa estate», racconta soddisfatto Nicola Tondini, presidente dell'Associazione delle guide veronesi XMountain, «spaziando su tutti i fronti, dalle Dolomiti ai 4.000 delle Alpi e dalle montagne di casa, dove abbiamo effettuato corsi di arrampicata e di ferrata, canyoning e trekking, sino alle montagne extraeuropee dove uno dei nostri, Luca Montanari, ha portato un cliente in cima ai 7.546 metri del Muztag Ata, in Asia. Ma non è tutto: sono stati svolti corsi per addetti a lavori di posizionamento mediante fune e in quota e sono state frequentatissime le attività indoor alla palestra King Rock con molti grest e corsi di arrampicata per principianti».

Eugenio Cipriani
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