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22.02.2012

L'idea del Wwf: «Il laghetto
del Frassino sia sito protetto»

Il laghetto del Frassino ghiacciato, come appariva la scorsa settimana
Il laghetto del Frassino ghiacciato, come appariva la scorsa settimana
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Peschiera. L'oasi del laghetto del Frassino di Peschiera del Garda potrebbe essere inclusa tra i siti protetti della Convenzione internazionale di Ramsar, specifica per le zone umide. L'iniziativa, partita dalla sezione veronese del Wwf, è stata fatta propria da Wwf Veneto che attraverso l'ente nazionale inoltrerà al ministero la richiesta di adoperarsi presso gli uffici della stessa Convenzione.  «Sarà questo a decidere se la proposta merita o meno di essere accolta; ma noi riteniamo di sì e presenteremo ampia documentazione scientifica in questo senso; al contempo, speriamo di avere al nostro fianco la Provincia di Verona: ho scritto al presidente Giovanni Miozzi e sono in attesa di un suo riscontro», spiega Manuela Formenti, presidente provinciale dell'associazione, che spiega: «La valenza scientifica e naturalistica di questo ambito è davvero significativa: basti pensare che il laghetto è la più grande stazione utilizzata da diverse specie di anatidi per svernare nelle loro migrazioni. Come una piazzola di sosta lungo le autostrade, insomma, solo che in questo caso le autostrade sono le rotte delle grandi migrazioni mondiali. Tra queste specie, vi sono le morette ad altissimo rischio di estinzione. Ma anche l'ambiente acquatico ospita specie protette come la rana di Nataste. Pensare che queste scelgono questo luogo così piccolo per rifugiarsi è la riprova del suo valore naturalistico». Da questa evidenza, sottolinea Formenti, «bisognerebbe partire per valutare ogni possibile intervento in quell'ambito. E purtroppo mi pare di capire che i progetti in corso vanno nella direzione opposta rispetto a quella della tutela. Eppure parliamo di un sito già riconosciuto come sito di interesse comunitario (Sic) e zona a protezione speciale (Zps). E invece mi è capitato di trovare canneti calpestati dal passaggio delle persone o addirittura, nelle giornate più fredde di qualche settimana fa, vedere ragazzini giocare sul lago ghiacciato con macchinette elettriche. Al di là del pericolo per loro, è evidente che non è il percorso per salvaguardare questo ambito». Formenti non vuole entrare in polemica con nessuno, ma rimpiange «i tempi della gestione della Provincia di Verona in collaborazione con Veneto Agricoltura: si lavorava con una manutenzione fatta attraverso modalità scientifiche e che includevano ad esempio la piantumazione di vegetazione autoctona, e permettendo l'accesso a persone interessate alla visita». Il riferimento, per quanto implicito, è al progetto di edificazione di una struttura turistico alberghiera nei capannoni della ex villa Consolaro: il progetto iniziale, bocciato dalla Soprintendenza, è stato rivisto e ridotto.  «Non ce l'ho con queste persone che avranno fatto o staranno facendo tutto secondo le norme. Ma dobbiamo chiamare le cose con il loro nome e decidere cosa vogliamo per quell'ambito. E siamo convinti che una cosa è pensare ad uno sviluppo naturalistico del sito, altro è dire che questa oasi e il suo valore siano compatibili con decine di auto parcheggiate vicine alla riva e centinaia di persone in movimento. Mi pare che, anche in questo caso, le normative europee sono state ignorate o viste solo come imposizioni dall'esterno, senza capire il valore della loro ricaduta anche per noi. Chiunque ha bambini e nipoti che meritano di vivere in un mondo bello e sano e questo si ottiene anche tutelando la biodiversità e gli ecosistemi più delicati ma proprio per questo preziosi. Negli anni al laghetto del Frassino sono state tollerate molte cose e nessuno si è mai veramente preso cura del sito. Oggi far finta ancora di non vedere vuol dire fare una scelta deleteria, che inciderà su questo ambiente mettendolo a forte rischio estinzione. Ci può essere un'attività di visita e frequentazione e anche economica; ma queste hanno senso solo se sono tali da valorizzare al meglio le ricchezze vere di queste oasi. Che non hanno bisogno di sovrastrutture aggiunte», conclude la presidente del Wwf, «ma solo di avere tutelata e valorizzata la natura».  © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giuditta Bolognesi
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