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20.08.2017

I sindaci a Zaia:
«Troppo lontani
gli ospedali»

Un’ambulanza del 118 davanti a un pronto soccorso veronese
Un’ambulanza del 118 davanti a un pronto soccorso veronese

I sindaci di Brenzone, Malcesine, Torri e Garda, insieme alla presidente della Conferenza dei sindaci della ex Ulss 22, Gabriella Manzato, e al presidente di Federalberghi Garda-Veneto, Marco Lucchini, sono pronti anche ad andare a protestare in modo plateale a Palazzo Balbi. Questa esasperazione è frutto delle promesse mancate del segretario della sanità veneta, Domenico Mantoan, che avrebbero dovuto portare al rinnovo della convenzione per la mobilità sanitaria con il Trentino. Il problema è quello dei tempi che un paziente deve trascorrere in ambulanza nel caso che l’emergenza si verifichi a Malcesine o nell’alto lago, dal momento che il 118 è costretto a trasportarlo nei propri ospedali di riferimento, evitando quelli extra regione, nel caso specifico vietandop la possibilità di andare, molto più rapidamente, all’ospedale di Rovereto.

La lettera all’indirizzo del presidente Luca Zaia è partita via pec (la raccomandata elettronica) venerdì. «È il secondo e ultimo avvertimento», spiegano i firmatari, «per il mancato rinnovo della convenzione con il Trentino». La prima protesta era stata a febbraio. Mantoan a metà marzo aveva promesso: «Entro due mesi faremo una convenzione con il Trentino sul modello della zona del Primiero», dove gli abitanti trentini possono curarsi da 10 anni negli ospedali veneti come se vi fossero residenti. «Stiamo facendo», aveva aggiunto Mantoan, «un accordo di confine ampio sull’intera mobilità. La convenzione riguarderà vari aspetti, anche la riabilitazione e non solo l’urgenza». Da allora solo silenzio. E i sindaci oggi si sentono presi in giro. Di qui la dura presa di posizione, indirizzata a Luca Zaia. «Fino al 2012 c’era, tra Trentino e Veneto, la convenzione con cui venivano garantite prestazioni sanitarie, sia urgenti che in elezione, ai pazienti veneti dell’alto lago di Garda», ricordano i sindaci. E mettono nero su bianco il problema dei tempi. «Nell’ospedale di Malcesine che, negli ultimi due anni, ha perso ortopedia e il medico anestesista, i pazienti residenti e turisti, circa tre milioni nel 2016, possono solo essere stabilizzati. Vanno poi trasferiti in altri ospedali. Rovereto è raggiungibile in mezz’ora di ambulanza. Ci vogliono invece 55 minuti per arrivare a Bussolengo; oltre un’ora per Peschiera; circa 75 minuti per Negrar e almeno 80 per Verona. Senza contare che i tempi d’estate possono raddoppiare per l’intenso traffico sulla Gardesana».

I sindaci concludono: «Il silenzio della Regione è intollerabile, irrispettoso delle istituzioni e dei cittadini che rappresentiamo, oltre che pericoloso per la salute pubblica, in primis tutelata per legge dai sindaci». E avvertono: «In assenza di certezze e di riscontri, entro la metà di ottobre verremo nella sede della giunta regionale veneta con la stampa al seguito e i cittadini, e saranno messe in atto da noi tutte le modalità di protesta che riterremo più opportune per la tutela della nostra salute».

Tommaso Bertoncelli, sindaco di Brenzone, Claudio Bertuzzi vice di Malcesine, Stefano Nicotra sindaco di Torri, Davide Bendinelli sindaco di Garda, Gabriella Manzato presidente della Conferenza dei sindaci ex-Ulss 22 e Marco Lucchini, numero uno di Federalberghi, si dicono «pronti ad occupare Palazzo Balbi», magari a ridosso del voto per il referendum per l’autonomiaq del Veneto, il 22 ottobre. E ci si può anche credere. Simile strategia era stata attuata nel 2008, contro l’allora presidente della Regione Giancarlo Galan di cui Zaia era vice, con occupazione della sede della giunta per un giorno intero. «Vedremo se Zaia interverrà e farà chiudere positivamente la vicenda», dicono. «Si parla di autonomia ma poi il territorio, da mesi in attesa, non viene ascoltato e non gli vengono date risposte».

Gerardo Musuraca
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