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07.11.2017

Funivia, Businarolo insiste:
«Il cda deve lavorare gratis»

Francesca Businarolo
Francesca Businarolo

«La Corte dei Conti del Veneto ha dato un nuovo preciso segnale sia alla Funivia di Malcesine che ai soci. Non è più il momento di cercare di aggirare la normativa e, soprattutto, spero che entrambe le parti, i tre soci e Atf, capiscano che il cda deve lavorare gratis.

E che i soldi finora indebitamente elargiti vanno recuperati. Se non lo capiranno adesso, lo capiranno con la Procura della Corte dei Conti, visto che ho già fatto mesi fa l’esposto». A dirlo è la parlamentare del Movimento 5 Stelle Francesca Businarolo.

«Con la delibera 527 di fine settembre», spiega Businarolo, «la Corte dei conti ha rigettato parte della richiesta di parere prodotta dal Comune di Malcesine perché inammissibile e ha confermato la risposta negativa al quesito se il cda della Funivia vada retribuito: il cda deve lavorare gratis».

La Sezione controllo della Corte dei conti con delibera 1/2017 aveva spiegato, in 11 pagine: «...Tra le forme associative di enti locali aventi per oggetto la gestione di servizi e funzioni pubbliche ai cui amministratori, ai sensi dell’articolo 5 comma 7 del D.L. 78/2010, non possono essere attribuite retribuzioni, gettoni e indennità o emolumenti in qualsiasi forma, deve ritenersi rientrino anche i componenti del Consiglio di amministrazione dei consorzi», qual è Atf. Il 13 giugno, però, i soci della Funivia, Provincia di Verona, Comune di Malcesine e Camera di Commercio, avevano fatto nuova richiesta di parere alla Sezione di controllo per verificare se ci fosse spazio per una revisione della posizione.

L’iniziativa materialmente era stata fatta dal Comune di Malcesine per conto anche degli altri soci ed era stata criticata da Businarolo. La deputata aveva sollecito la Procura della Corte dei Conti perché agisse per il recupero del denaro elargito dal 2010 al 2016.

Una delle due domande poste dal Comune di Malcesine alla Corte dei conti era se «per un Consorzio...formato da Enti locali e una Camera di Commercio...sia possibile riconoscere indennità o emolumenti sotto qualsiasi forma ai membri del cda». L’altro era: «qualora detti compensi siano stati erroneamente attribuiti», si chiede «se vi sia l’obbligo di restituzione da parte dei beneficiari dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo 78/2010».

La Corte si è espressa solo sul primo dei due quesiti, ritenendo il secondo inammissibile.

Per quanto riguarda la modalità gratuita con cui il cda della Funivia deve lavorare, la Corte dei conti è stata netta.

«Nel caso all’esame», ha scritto, «laddove effettivamente si trattasse, come parrebbe, di Consorzio di servizi tra enti locali, alla luce...della delibera numero 4/2014/QMIG della Sezione autonomie si ritiene, come già affermato anche da questa Sezione che ne discenderebbe la gratuità degli incarichi espletati in applicazione del decreto legislativo numero 78/2010». La normativa persegue l’obiettivo di ridurre la spesa pubblica corrente per il funzionamento di tali organismi.

In questo mese, a quanto pare, l’Assemblea dei soci della Funivia si dovrebbe riunire anche per decidere se richiedere o meno il recupero gli emolumenti elargiti negli ultimi cinque anni.

Dal 2012 al 2016, per il cda di Atf sono stati spesi all’incirca 350 mila euro: 30 mila euro all’anno per il ruolo del presidente e altri 10 mila euro all’anno per ciascuno dei rimanenti quattro del Cda della Funivia.

Gerardo Musuraca
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