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06.03.2018

Sempre meno volontari «Serve il passa parola»

Donatori di sangue dell'Avis e donazioni in calo nel 2017 a Lazise. In dieci anni, precisamente dal 2008 ad oggi, le donazioni sono costantemente calate da 763 del 2008 a 594 del 2017. Anche i donatori di sangue sono in flessione: erano 292 nel 2012, ora sono 277 . Quindi le donazioni in meno rispetto al 2016 sono in totale trenta sacche di sangue. «Tra i numeri in diminuzione abbiamo purtroppo anche quello dei nuovi donatori per il terzo anno consecutivo», afferma il presidente Claudio Zeni, «in quanto sono dodici i nuovi contro i diciannove dello scorso anno e ben ventisei del 2015. A questi nuovi amici si aggiungono i sei che hanno ripreso a donare dopo qualche anno di pausa. Hanno invece dovuto lasciare in ventotto». Sono persone che hanno raggiunto i limiti di età o che hanno avuto problemi di salute. C'è invece uno sguardo verso il futuro con ventitrè aspiranti donatori, dei quali diciannove idonei alla donazione e quattro purtroppo non idonei. «Quello che è trascorso è stato il primo anno del nuovo consiglio direttivo, rinnovato per oltre la metà lo scorso anno», soggiunge Zeni nel corso dell'assemblea annuale, «e molti sono giovani che si sono messi in gioco e stanno portando nuove energia e passione. Dobbiamo stimolare tutti i nostri donatori ad effettuare almeno due donazioni l'anno. Nell'ultimo anno oltre 90 donatori dei 277 attivi hanno compiuto solamente una donazione». Zeni propone una soluzione al calo di donatori: «Dobbiamo assolutamente allargare la base dei nuovi donatori, soprattutto promuovendo l'avvio della donazione attraverso il passa parola e portando almeno un nuovo donatore al centro trasfusionale. Questo è il nostro primo impegno assoluto, in modo che la nostra sezione comunale possa ritornare ad essere una delle prime della provincia veronese». «Stiamo lavorando molto per fare proselitismo alla donazione del sangue anche attraverso l'Aido», afferma il presidente Gianni Faccioli, «proprio perché lavoriamo congiuntamente per instillare nel cittadino la necessità della donazione del sangue e degli organi post mortem». Faccioli è conscio delle difficoltà. «Sappiamo bene quanto sia difficile creare questo tipo di sensibilità, ma noi non molliamo proprio perché siamo convinti che questa sia la strada giusta per far sì che nei nostri ospedali continui la grande opera dei trapianti. E tutto questo, si sa, non è possibile senza che sia, prima, il grande dono del sangue».

Sergio Bazerla
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