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26.11.2017

Né pronto né soccorso
Ci sono 19 posti vacanti

Il congresso triveneto della Simeu (Società italiana di medicina d’emergenza-urgenza) FOTO PECORA
Il congresso triveneto della Simeu (Società italiana di medicina d’emergenza-urgenza) FOTO PECORA

«Fare i medici e infermieri di pronto soccorso è una vocazione. È un lavoro che pesa in termini di stress, è una realtà poco riconosciuta e che raramente fa notizia, se non per i casi di malasanità».

È stata un’iniezione di fiducia il saluto di Flavio Magarini, responsabile regionale di Cittadinanza attiva-Tribunale del malato, all’ottavo Congresso Triveneto della Simeu (Società italiana di medicina d’emergenza-urgenza) che si è svolto a Lazise coinvolgendo oltre 250 partecipanti tra medici e infermieri di pronto soccorso e Suem 118 di Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia.

Oltre a corsi specialistici e all’approfondimento di alcuni percorsi diagnostico terapeutici assistenziali, il congresso si è focalizzato sul problema della carenza di medici specialisti in emergenza-urgenza su tutto territorio nazionale, con il Veneto che non fa eccezione.

La dottoressa Gianna Vettore, responsabile del Coordinamento regionale emergenza-urgenza (Creu) ha portato i dati emersi da un recente studio: nei pronto soccorso del Veneto, ha riferito, «abbiamo in servizio circa 545 medici strutturati su 632 stabiliti dalla delibera della Giunta regionale del 2017, con un difetto di personale che si aggira intorno al 14 per cento».

La situazione peggiore si registra nell’Ulss 9 Scaligera, dove risultano vacanti 19 posti strutturati. Il saldo negativo, ha aggiunto Vettore, «viene in buona parte coperto da personale esterno con contratti di libera professione, ma c’è il problema della continuità e della qualità del lavoro proposto». Il tema è stato approfondito in un confronto che ha coinvolto, tra gli altri, direttori di pronto soccorso delle tre regioni. Se da un lato la mancanza di medici in questo ambito è dovuta al fatto che le scuole di specializzazione non riescono a coprire il fabbisogno, dall’altro sono i medici a prediligere altre specializzazioni per la natura stessa del lavoro nell’emergenza-urgenza, altamente stressogeno e spesso svolto in condizioni poco incentivanti. Il presidente della Simeu, Biagio Epifani ha evidenziato come «ogni anno un terzo della popolazione varca le soglie dei pronto soccorso, che oltre alle emergenze oggi sono la prima risposta alle vittime di violenza, ai casi di abbandono, alle cronicità e ai malati oncologici». Possibili soluzioni? «Abbiamo voluto portare alla ribalta il problema», risponde il dottor Andrea Tenci, direttore del pronto soccorso dell’ospedale di San Bonifacio e consigliere regionale della Simeu, «ora tutti i soggetti interessati devono pensarealle strategie per risolverlo». K.F.

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