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17.02.2018

La diversità ha bisogno dello spazio dei ragazzi

Basket nella settimana dello sport a Lazise FOTO AMATO
Basket nella settimana dello sport a Lazise FOTO AMATO

Il segreto per imparare il rispetto e l’accoglienza della diversità è conoscersi: così gli insegnanti della scuola media di Lazise, parte dell’Istituto comprensivo «Falcone Borsellino» di Bardolino, hanno pensato di dedicare le giornate dello sport, promosse dalla Regione Veneto, all’incontro con realtà sportive rivolte e partecipate da ragazzi e ragazze con disabilità fisica o intellettiva. Giovedì mattina, le quattro classi prime si sono spostate nella palestra del Centro giovanile parrocchiale per giocare con i ragazzi della squadra di basket integrato «1° Maggio su coraggio», che partecipa al campionato regionale Special Olympics: quattro ore – una per classe – in cui gli studenti hanno giocato assieme ai compagni più grandi, imparando ad aiutarli e a favorire le loro azioni per arrivare al canestro. La contentezza dei ragazzi della «1° Maggio» era stampata nei loro sorrisi e in quelli dei loro allenatori che si sono presi ferie e permessi dal lavoro per non mancare all’appuntamento. Ieri mattina, le seconde e le terze hanno invece conosciuto e giocato con gli atleti in carrozzina dell’Olympic Basket Verona, mentre oggi le terze incontreranno il capitato nella Nazionale italiana calcio amputati Francesco Messori. Far sperimentare ai giovani studenti cos’è la disabilità è un’iniziativa che non si limita alle giornate dello sport, ma è inserita nel progetto più ampio «In altri panni», avviato da tre anni alla scuola media di Lazise e quest’anno partito a novembre, incontrando, tra gli altri, un ragazzo sordo e svolgendo laboratori per imparare la lingua dei segni e la sezione veronese dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti con laboratori per sperimentare la disabilità visiva. Ma i ragazzi come rispondono a questi input? «Il loro atteggiamento cambia, vedi che il messaggio arriva», spiega Alessandra Priola, docente di sostegno e coordinatrice del progetto. «Spesso chiedo loro le impressioni: una ragazzina ha scritto di essersi accorta che la normalità è fatta di tante diversità che diventano ricchezza. È la prova che se si sposta l’attenzione dalla disabilità all’ambiente, inteso anche in senso culturale, le cose migliorano», osserva Priola, «molte volte una persona è disabile perché l’ambiente non è accogliente. L’obiettivo di questi incontri», conclude, «è mostrare che tutti abbiamo dei limiti, superabili se non si vedono come barriere ma come sfide. Non è un caso che spesso le persone con disabilità siano molto più creative». •

Katia Ferraro
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