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28.10.2017

L’esempio
da un libro
di fine ’800

«E ne approfittano i nostri stranieri, che si incontrano in ogni angolo della regione (gardesana, ndr): nei giardini e nelle grotte dell’Isola, tra i ruderi romani di Sirmione, sotto la loggia del Palazzo Pretorio, sotto le arcate della cattedrale salodiana, sullo sperone dov’era la rocca di Manerba, sulle torri di Lazise, sotto le volte scaligere di Garda ». È un passo del libro Benaco. Notizie e appunti geografici e storici, scritto a fine Ottocento dall’autore bresciano Giuseppe Solitro, a cui si rifà l’assessora lacisiense Barbara Zanetti per rincarare l’appello agli imprenditori locali alla cura e conservazione dei beni storici che rendono Lazise ancora oggi e sempre più un’ambita meta turistica. «Fin dai primordi del turismo la città murata di Lazise, con le sue torri e la sua rocca è stata la prima attrazione: non c’era Gardaland, non c’era Caneva...», osserva Zanetti, che richiama un altro passaggio del libro in cui l’autore descrive la nascita di alcuni «comitati di stazione climatica» nati «allo scopo di cooperare, insieme coi Municipi, con gli albergatori e coi privati, a migliorare il soggiorno, a mantenere ed accrescere le pubbliche comodità» con interventi e opere che si rivelavano «di vantaggio non soltanto ai forestieri, ma a tutti». «I primi operatori turistici hanno promosso quei comitati a supporto dei Comuni per la costruzione di strade, passeggiate, servizi», ricorda Zanetti. L’obiezione potrebbe essere che oggi queste finalità sono in parte coperte con le risorse dell’imposta di soggiorno. «Quella tassa non è una donazione volontaria come l’Art Bonus», risponde l’assessora. «L’erogazione liberale è diversa: è voler fare qualcosa per il bene del proprio paese, come hanno fatto i primi imprenditori turistici».K.F.

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