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16.01.2018

L’appalto truccato costa due condanne a 32 mesi

L’avvocato Augusto De Beni
L’avvocato Augusto De Beni

Un fax per partecipare all’appalto arrivato in Comune e protocollato solo il giorno dopo quando il termine per partecipare alla gara era scaduto da 24 ore. È ruotato intorno a questo episodio il processo, conclusosi venerdì a carico di una dipendente del Comune, Maria Serena Zanetti, 45 anni e il commerciante di Peschiera, Alfredo Perinelli, 71 anni. I due sono stati condannati a due anni e otto mesi con le accuse di turbativa d’asta mentre la sola Zanetti doveva rispondere di falso in atto pubblico. Durante l’ultima udienza, il pm Valeria Ardito aveva chiesto al termine della sua requisitoria tre anni per i due imputati. I difensori, gli avvocati Francesco Maresca e Augusto De Beni, hanno già annunciato che presenteranno appello contro la sentenza del giudice Rita Caccamo una volta rese note le motivazioni. Al momento della lettura della sentenza, in aula erano presenti solo i difensori e il pubblico ministero mentre i due imputati hanno preferito non farsi vedere. Altro assente il Comune che non si è costituito parte civile e, per il momento, ha pagato le spese legali per la sua dipendente grazie ad una polizza. La vicenda ha inizio nel maggio 2014 quando il titolare dell’azienda esclusa dall’appalto si è rivolta ai carabinieri di Lazise, presentando un esposto. In quella denuncia, l’imprenditore raccontava di aver presentato la domanda per partecipare alla gara per la fornitura di materiale da ferramenta in Comune a Lazise. La sua istanza, però, non era stata accolta perché era stata presentata, a parere dell’addetta al protocollo, con un giorno di ritardo rispetto al termine previsto per partecipare all’appalto, fissato per il 21 maggio 2014. Lo stesso imprenditore, però, aveva esibito la ricevuta del fax che attestava l’invio il giorno della scadenza. Il commerciante era stato così escluso e l’appalto era stato assegnato a Perinelli. Una volta ricevuto l’esposto, i militari di Lazise avevano verificato la corrispondenza tra quanto dichiarato dalla denunciante e i documenti acquisiti nel Comune stesso. In pratica, riporta il capo d’imputazione, Perinelli sarebbe stato «l’istigatore» della Zanetti che avrebbe falsamente attestato l’arrivo del fax della ditta concorrente il giorno successivo rispetto al suo reale arrivo proprio per far aggiudicare la fornitura al commerciante di Peschiera. Un impianto accusatorio che ha retto nel giudizio di primo grado. Di tutt’altro avviso, invece, i difensori degli imputati che escludono qualsiasi tipo di accordo tra la Zanetti e Perinelli. «Non c’è lo straccio di una prova circa la loro frequentazione», fa sapere l’avvocato Francesco Maresca, difensore di Perinelli. E sull’errore commesso in Comune nella gestione del fax dell’azienda concorrente, il legale evidenzia che «il mio assistito non ha alcuna responsabilità sull’attività degli uffici comunali». Anche l’avvocato Augusto De Beni ha di che recriminare sulla sentenza di condanna. «In quei giorni», sostiene il difensore di Maria Serena Zanetti, «il fax era rotto (ma l’accusa nega questa circostanza ndr) e in più si trova a 15 metri rispetto all’ufficio della mia assistita e, quindi, accessibile a chiunque». Se ne riparlerà in appello. • G.CH.

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