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31.07.2014

Corte dei Conti batte cassa in Comune

L'ex sindaco Franceschini
L'ex sindaco Franceschini

La procura regionale della Corte dei conti batte cassa in Comune di Lazise e chiede a tre dirigenti comunali e a tutta l'ex giunta, diretta dall'ex sindaco Renzo Franceschini, la restituzione di poco più di 29mila euro per il danno erariale provocato all'amministrazione. Alla base della richiesta, l'assegnazione del Pat, il Piano di assetto del territorio del Comune, all'architetto Piergiorgio Tombolan di Padova, decisa con la determina n. 37 del 24 settembre 2007. Un'aggiudicazione irregolare sia per il Tar in primo grado che per il Consiglio di Stato perchè svoltasi senza il rispetto della procedura di trasparenza e imparzialità che, riporta la richiesta del vice procuratore della Corte dei conti di Venezia Giancarlo Di Maio, «governano le procedure pubbliche di aggiudicazione».
La richiesta della Corte dei conti risale ad alcune settimane fa e vale anche come costituzione in mora. Nel frattempo, i diretti interessati avevano tempo una trentina di giorni per presentare memorie difensive o per farsi sentire dallo stesso vice procuratore della Corte dei conti.
Il danno erariale si riferisce agli 8.000 euro di risarcimento corrisposto al professionista ricorrente ed escluso dalla gara e a più di 10mila euro per le spese legali sostenute nel giudizio davanti al Tar dal Comune. Questi soldi sono stati chiesti ai dirigenti comunali, componenti della commissione aggiudicatrice per la redazione del Pat, Alberto Bizzoccoli, Giuseppe Zanini e Mauro Antonelli, gli ultimi due già coinvolti in inchieste della procura di Verona.
La restituzione di altri 10.737 euro di spese legali sono stati chiesti sempre dalla procura della Corte dei conti ai componenti della giunta (l'ex sindaco Renzo Franceschini, gli ex assessori Agostino Carattoni, Diego Zanetti, Fabio Marinoni, Claudio Bertoldi, Diego Adami e Flavio Tommasini) e all'ingegnere Paolo Lovato, responsabile dell'urbanistica. L'ex giunta di Lazise, infatti, decise di ricorrere contro la sentenza del Tar con la delibera 65 del 26 aprile 2011. Una scelta giudicata dal magistrato inquirente «in contrasto con criteri di ragionevolezza, priva di rappresentazione di concreti e specifici elementi atti a sostenere l'impugnazione». E ancora: «Una determinazione incoerente chiaramente priva di ragioni atte a gistificarla ancor più di fronte a una sentenza del tutto fondata».
La vicenda inizia il 24 settembre di sette anni fa quando il Comune assegna la redazione del Pat all'architetto padovano, escludendo un altro professionista capogruppo di un'associazione temporanea d'impresa che non si dà per vinto e decide di ricorrere davanti al Tar. Il motivo della contestazione? «Nella seduta del 5 settembre 2007 la commissione aggiudicatrice», riporta il provvedimento della Corte dei conti, «senza dare preventiva comunicazione ai partecipanti, aveva verificato la regolarità dei plichi prevenuti». Da qui la contestazione di mancanza di trasparenza: «L'apertura delle buste contenenti le offerte senza la partecipazione dei concorrenti», scrive Di Maio, «costituisce una palese violazione del principio di trasparenza e imparzialità che impone la pubblicità nella fase iniziale». L'affermazione del magistrato contabile fa il paio con le sentenze di Tar e Consiglio di Stato, emesse l'11 marzo 2011 e il 7 gennaio 2013 che accolgono le doglianze, formulate dall'architetto ricorrente.
Ora c'è attesa per la decisione della Corte dei conti che si fonderà anche sulle memorie difensive depositate dai chiamati in causa dalla Corte dei conti sulle quali uno dei loro legali non rilascia alcuna dichiarazione.

Giampaolo Chavan
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