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14.01.2018

Castello in rovina salvato e curato dal farmacista

Il castello scaligero di Lazise
Il castello scaligero di Lazise

Franco Bottacini Arriva un altro contributo per la memoria storica di Lazise. Si tratta del volume La rocca e le mura scaligere di Lazise, curato da Lino Vittorio Bozzetto, Andrea Lorenzini e Francesco Monicelli. Lo studio, che si avvale di un corposo corredo cartografico e fotografico, è pubblicato a cura della benemerita Associazione culturale Francesco Fontana presieduta da Sergio Marconi ed è stampato dalla Grafical di Marano di Valpolicella. Perfino il rigoroso Bozzetto si lascia suggestionare dalla visione romantica dei resti della fortificazione lacisiense, ma non si dimentica che è qui chiamato per la sua perizia di tecnico e storico delle architetture militari. Dopo un ampio excursus sull’edilizia scaligera nel Veronese e nel Vicentino, Bozzetto si concentra dunque nello studio del castello di Lazise, ricordando che il suo primo nucleo trova origine ben prima del 983 - data in cui si colloca la concessione dell’autonomia a Lazise da parte dell’imperatore Ottone II - anche se l’assetto odierno della struttura è riconducile all’intervento degli Scaligeri nel XIV secolo. Meticoloso e documentato è lo sforzo compiuto da Bozzetto per ripercorrere la storia urbanistica e architettonica del complesso murario della cittadina lacustre (costituito dal castello vero e proprio che cinge il paese con le sue mura merlate e la serie di cortine, torrette, porte, valli) e la rocca, posta a mezzogiorno, con il suo possente mastio. Nella seconda parte del volume Andrea Lorenzini, ingegnere architetto, cultore di storia locale e delle fortificazioni, basa la sua ricerca partendo addirittura dalle tracce preistoriche, proponendo suggestive ipotesi sulla posizione e sulle caratteristiche di fortificazioni precedenti al castello scaligero. Lorenzini approfondisce poi l’analisi strutturale delle opere murarie, attraverso indagini conoscitive, rilievi metrici e fotomosaicature, che mettono in risalto le tecniche di costruzione, i materiali usati, le tessiture e gli interventi di modifica e manutenzione succedutesi nel tempo. Ne scaturisce, giocoforza, una valutazione poco confortante sull’attuale stato di conservazione del manufatto. Alla competenza di Francesco Monicelli, autore di numerose pubblicazioni di carattere storico e artistico, è affidata la ricostruzione dei vari passaggi di proprietà del castello, nonché lo studio storico e la descrizione del giardino, che si rivela di particolare interesse botanico. Varie trasformazioni ha subito nel tempo il complesso murario di Lazise, finché nel 1841, decaduto da tre secoli ormai il suo scopo difensivo, divenne una cava per le nuove costruzioni. A preservare dalla spoliazione e dall’oblìo ciò che Lazise ha storicamente di più prezioso insieme alla Dogana, intervenne il farmacista del paese, Francesco Fontana, naturalista e appassionato cultore di storia, che diede fondo alle proprie risorse acquistando il castello. L’attuale aspetto strutturale della rocca e dell’area annessa risale alla seconda metà dell’Ottocento. È nel 1871, infatti, che Giovan Battista Buri (1800-1883), già proprietario di un palazzo in città (attuale via Garibaldi) e di una villa a San Michele in Campagna, acquista il castello da Francesco Fontana. Le prime opere di Buri riguardano la pulitura e ricostruzione di alcune parti del castello, in particolare della rocca e del mastio, al quale però lascia a testimone degli antichi eventi bellici la vasta ferita che si vede sul lato rivolto al paese, provocata nel 1440 da un colpo di bombarda durante l’assedio veneziano alle truppe del Duca di Mantova. Il porto militare viene privato di gran parte della cortina muraria che lo difendeva e quasi interamente interrato; a memoria del porto, oggi resta una piccola darsena. Contemporaneamente Giovan Battista Buri ristruttura alcuni fabbricati esistenti al margine del giardino a ridosso del paese, adeguandoli alle proprie esigenze abitative. Allo stesso Buri che dal padre, grande esperto di botanica e di giardini all’inglese, ha ereditato la passione per le piante, spetta anche il merito della progettazione del parco. Dopo la sua morte, non avendo egli discendenti diretti malgrado due matrimoni, Buri designa propri eredi i nipoti Bernini, figli della sorella Isotta. A Girolamo tocca la villa di San Michele, al fratello Carlo la proprietà di Lazise, che passerà poi al figlio Giovanni e infine al nipote Giandanese. Dopo la morte di quest’ultimo, nel 2008, è oggi la sua consorte, Adriana Carlotti, a conservare il complesso e in particolare e dedicare cura e passione al grande giardino. L’intera opera scaligera meriterebbe però un accurato intervento di restauro, costituendo un patrimonio culturale e storico da conservare e una risorsa turistica da valorizzare, come già oltre sessant’anni fa sollecitava il parroco e storico don Giovanni Agostini. •

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