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14.03.2019

Iperbarica e lago:
niente sole
per 11 giorni

Sono gli «astronauti» del lago di Garda: termine improprio ma efficace per descrivere la vita dei sommozzatori che dallo scorso 20 febbraio si stanno alternando sul fondale del lago per eseguire i lavori di manutenzione e rafforzamento della doppia condotta del collettore fognario che da Toscolano Maderno arriva a Torri del Benaco. Un'opera necessaria per scongiurare rotture nelle tubazioni posate quarant'anni fa, in attesa del nuovo collettore per la cui realizzazione i tempi si prospettano lunghi.L'intervento altamente specialistico è finora l'unico di questo genere all'interno di un bacino chiuso come il lago di Garda. «Per la prima volta al mondo dei sommozzatori in saturazione iperbarica hanno raggiunto la massima profondità di 186 metri all'interno di un lago», spiega l'ingegner Graziano Falappa, direttore dei lavori e redattore del progetto di intervento per conto di Acque Bresciane Spa, che ha finanziato l'opera con 1,8 milioni di euro. «In mare aperto la massima profondità a cui si è arrivati per lavori di questo tipo è di poco più di 300 metri», prosegue Falappa. Ma mentre in mare le operazioni sono più semplici, esistendo già delle piattaforme costruite per questo scopo, nel caso del Garda è stato necessario assemblare sul posto, sulla riva di Toscolano Maderno, un pontone con tutte le attrezzature necessarie. I lavori di messa in sicurezza della sublacuale, aggredita da «bioconcrezioni» (incrostazioni generate da batteri che provocano un fenomeno di biocorrosione) che in alcuni punti hanno assottigliato notevolmente i tubi in acciaio, sono stati realizzati da otto operai sommozzatori suddivisi in due squadre per intervenire sui circa sette chilometri della condotta. La prima squadra si è occupata del tratto bresciano, la seconda sta ultimando in questi giorni il lavoro lungo la condotta nelle acque territoriali veronesi.

LA VITA DEI SUB è per certi versi estrema. Per tutta la durata dell'intervento vivono all'interno della camera iperbarica collocata sul pontone e allestita come un monolocale con letti, una tavola e un bagno. Niente finestre, niente contatti con l'esterno se non attraverso telecamere e interfoni. I sommozzatori entrano in coppia in una campana iperbarica che si connette allo spazio in cui vivono e che dopo il loro passaggio si stacca dal pontone per essere calata in profondità con una gru. La campana è collegata alla piattaforma di appoggio con un cavo all'interno del quale corrono tre tubi: uno per l'alimentazione di Heliox (composto di elio e ossigeno), non rendendo così necessarie le bombole, uno per la comunicazione e uno per il trasporto di acqua calda che viene messa in circolo tra gli strati della tuta dei sub per mantenere alta la loro temperatura corporea.«In profondità il lago arriva a due, tre gradi e l'elio che respirano fa abbassare ulteriormente la temperatura del corpo», spiega l'ingegner Falappa. I due sub si alternano nell'intervento sul collettore per coprire un turno di otto ore: mentre uno rimane all'interno della campana iperbarica, l'altro - collegato a sua volta al cavo che arriva alla capsula - lavora con l'aiuto degli operatori sul pontone, che oltre a controllare i parametri vitali forniscono assistenza tecnica. Al termine del turno tornano in superficie per essere sostituiti dagli altri due sommozzatori. «Nel tratto di Toscolano Maderno la squadra è rimasta undici giorni in camera iperbarica, sei per l'intervento e cinque per la decompressione finale, e la stessa cosa è prevista per la squadra all'opera sul tratto veronese», fa sapere l'ingegner Falappa. Al termine della decompressione i sommozzatori vengono monitorati per ulteriori ventiquattro ore da un medico, parte dell'equipe a bordo del pontone. In linea con il cronoprogramma, i lavori lungo il tratto veronese dovrebbero concludersi tra oggi e domani, mentre la prossima settimana è previsto l'avvio della smobilitazione della piattaforma galleggiante, che avverrà sempre a Toscolano Maderno. L'opera è realizzata dalla ditta Drafinsub di Genova, la stessa che nel 2017 portò a termine un intervento analogo nel lago di Mosul nel Kurdistan iracheno per il ripristino della funzionalità dei boccaporti della diga bombardati durante il conflitto armato in Iraq. In quel caso però si arrivò a una profondità massima di -60/-70 metri. «Sul Garda abbiamo portato il vanto dell'ingegneria e della tecnologia italiane», conclude Falappa.

Katia Ferraro
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