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02.03.2018

Il grande sorriso
di Sofia e il ricordo
«Era una roccia»

Sofia Salvetti, 20 anni, di Cavalcaselle, studiava al Don Bosco
Sofia Salvetti, 20 anni, di Cavalcaselle, studiava al Don Bosco

«Era l’amore della mia vita, stavamo progettando il futuro insieme e ora non so nemmeno che giorno è oggi, lei non c’è più e devo ancora rendermene conto…».

A parlare è Nicolò, il fidanzato di Sofia Salvetti, la ragazza di vent’anni morta martedì pomeriggio dopo una malattia che in pochi giorni l’ha strappata alla vita. Cappuccio in testa e mani in tasca, passeggia nervosamente sotto la neve che cade ancora copiosa, davanti all’ingresso della camera ardente allestita nella sede delle onoranze funebri Menegardo di Castelnuovo del Garda. Dove ieri pomeriggio è stato un continuo via vai di parenti e amici che si sono stretti attorno a mamma Simonetta e papà Sandro, chiusi nel dolore più grande che un genitore possa provare. Con loro anche Francesco, il fratello di Sofia, di 12 anni.

 

«Sono convito che da dove è ora Sofia mi stia aiutando a essere forte e andare avanti. Anche senza una spiegazione per ciò che è successo, perché una spiegazione non c’è…», aggiunge Nicolò. Il suo dolore è tremendo: lui e Sofia si conoscevano da due anni, erano pieni di progetti. «Ora cercherò di vivere anche per lei, anche se avrei preferito morire io al suo posto», confida prima di rientrare. Gli amici descrivono così Sofia: una ragazza solare, sempre sorridente, dinamica e generosa. Un altruismo dimostrato anche nel momento più tragico, quando la famiglia ha saputo trasformare la sua morte in nuova vita scegliendo di donare i suoi organi.

Due comunità sono unite nel dolore per la sua perdita: quella di Lazise e in particolare della frazione Colà, dove la famiglia Salvetti è molto conosciuta per l’omonimo mobilificio dove anche il papà Sandro lavora e dove ieri sera in chiesa si è svolta la preghiera con la recita del rosario; e quella di Cavalcaselle, paese originario della mamma Simonetta, dove Sofia è nata e cresciuta e dove martedì sera c’è stata la prima veglia di preghiera con la partecipazione di tanti giovani e amici.

 

Nemmeno un mese fa Sofia aveva compiuto vent’anni e ora era proiettata alla maturità: frequentava il quinto anno del liceo scientifico all’Istituto Don Bosco di Verona, nella cui chiesa domani alle 10.30 sarà celebrato il funerale. I compagni di scuola nei giorni scorsi avevano fermato le lezioni per un momento di riflessione a lei dedicato. «È stato un momento toccante e molti di noi hanno pianto. Sofia era molto conosciuta all’istituto. Di lei la prima cosa che colpiva era il sorriso», ricorda un ragazzo del Don Bosco. Pensando al suo futuro, Sofia diceva che avrebbe voluto fare un lavoro in cui poter rendersi utile agli altri e una possibilità era diventare medico.

 

«Aveva tante aspirazioni, mi diceva che le sarebbe piaciuto lavorare con i bambini e in particolare diventare pediatra», conferma Nicola, il primo amore dell’adolescenza. Una possibile missione che Sofia stava imparando a conoscere attraverso alcuni tirocini all’ospedale, l’ultimo la scorsa estate nel reparto di oncologia pediatrica di Borgo Trento. «Non dimenticherò il suo sorriso, il suo carattere forte e determinato: era testarda ma estremamente buona e voleva solo il bene per gli altri».

Tratti distintivi confermati da un’altra amica, che come lei si chiama Sofia: «Era gentile con tutti e sempre sorridente, qua a Cavalcaselle tutti i giovani la conoscevano, anche i ragazzi più piccoli perché fino a poco tempo fa ha fatto l’animatrice del grest. Le piaceva tanto la musica e divertirsi con gli amici». Tra quelli più cari c’è anche Antonio, ancora incredulo per la rapidità della malattia: «Nel giro di una settimana è successo tutto», racconta, descrivendo l’amica come «un uragano, una forza.

Era determinata ma sensibile, una roccia che si poteva scalfire, mai rompere. Per me era un punto di riferimento, sempre presente nei momenti difficili, la porterò sempre con me». Colpito dalla tragedia anche il sindaco di Castelnuovo Giovanni Peretti: «Conosco personalmente la famiglia di Sofia, in particolare il papà Sandro, con cui da ragazzo giocavo a calcio. È difficile trovare le parole per due genitori che perdono un figlio, posso solo dire che tutti i cittadini di Castelnuovo sono vicini al loro dolore».

Katia Ferraro
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