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mercoledì, 19 settembre 2018

Il braccio destro del santo? Era una donna

L’Istituto delle piccole suore della Sacra Famiglia a Castelletto a BrenzoneMadre Maria Domenica Mantovani

Una figura di autentica femminilità, servizio paziente e fede fermissima. Solo con queste caratteristiche Maria Domenica Mantovani ha potuto lavorare fianco a fianco con un santo, Giuseppe Nascimbeni. Un'aura di santità, quella del parroco di Castelletto di Brenzone, «contagiosa» al punto che nel 2003 suor Maria Domenica Mantovani è stata proclamata beata. NASCIMBENI LA SCELSE per guidare il gruppo parrocchiale «Figlie di Maria» alla scomparsa della direttrice Antonia Gaioni, maestra elementare, che coordinava un gruppo di ragazze, le migliori della parrocchia, che avevano il compito di condurre l'oratorio parrocchiale femminile e le attività caritative. Mantovani, assieme a Nascimbeni, eleverà questo gruppo a congregazione religiosa e porterà quel gruppo di ragazze ad essere le guide e i punti di riferimento della loro comunità parrocchiale. Domenica Mantovani prese in mano le «Figlie di Maria» a 26 anni. Era nata infatti a Castelletto di Brenzone, ai piedi del Monte Baldo, il 12 novembre del 1862, da Giovan Battista Mantovani e Prudenza Zamperini. LA POVERTÀ. La chiesa parrocchiale e la scuola furono le due palestre in cui la robusta e graziosa Domenica plasmò il proprio carattere. In casa Domenica era il factotum: aiutava la mamma nelle faccende domestiche, portava a pascolare la capretta con il padre, zappava la terra, falciava e rastrellava il fieno, accudiva i suoi due fratelli più piccoli, Maria ed Andrea. Avrebbe tanto desiderato studiare per diventare maestra: un sogno irrealizzabile data la condizione di povertà nella quale versava la sua famiglia. I genitori infatti, non avevano i soldi per mantenere gli studi a Verona della primogenita. L’ARRIVO DEL SANTO. Il 2 novembre del 1877 giunse a Castelletto come curato don Giuseppe Nascimbeni: Domenica aveva 15 anni. Tra l'adolescente e il sacerdote, che era anche maestro elementare, si instaurò subito un rapporto di stima, collaborazione e confidenza reciproche. Spesso la giovane si fermava a pregare in chiesa e per questo i familiari, sopratutto il fratello, la rimproveravano per le sue lunghe soste sui banchi. Nel 1884 morì il parroco, don Donato Brighenti e la comunità di Castelletto chiese al vescovo cardinale Luigi di Canossa che fosse don Nascimbeni a diventare il nuovo parroco. Desiderio che verrà esaudito. ORATORIO FEMMINILE. A quel tempo don Giuseppe aveva già realizzato l'oratorio femminile affidato alle Figlie di Maria. La gioventù femminile divenne ben presto punto nevralgico del paese di Castelletto. Il nuovo parroco investì molto su queste giovani, perché si formassero come donne, madri, spose e volontarie. «Voi siete i miei piedi e le mie braccia», diceva don Nascimbeni alle ragazze. «Dovete giungere anche dove io non posso arrivare». IL REGOLAMENTO. Il parroco di Castelletto scrisse un regolamento per le Figlie di Maria: messa quotidiana da seguire nei primi banchi; pregare a voce alta; meditazione; assistenza notturna e diurna ai malati e altre opere di carità verso i più deboli della comunità. A capo di questo gruppetto attivo di giovani, venne messa la maestra Antonia Gaioni, che scelse come braccio destro Domenica Mantovani. Con loro fecero parte del gruppo Domenica Brighenti, Caterina Nascimbeni e le sorelle Angela ed Elisabetta Togni. I compiti affidati a Domenica Mantovani da Gaioni furono la cura della chiesa parrocchiale e il decoro, la pulizia del tempio, l'insegnamento del catechismo ai ragazzi, lavare la biancheria dei sacerdoti e le tovaglie degli altari e ornare di fiori freschi gli altari. Bastava che don Nascimbeni esprimesse un desiderio che Mantovani si faceva in quattro per esaudire la sua richiesta. Dopo averla scelta come sostituta della Gaioni nel gruppo delle Figlie di Maria, il parroco affidò alla Mantovani anche il compito di insegnante nella scuola del paese, nonostante non avesse il diploma di maestra. Questo problema, venne superato con il fatto che il parroco era titolare della cattedra e Domenica venne nominata come sua sostituta. PROPOSTE DI NOZZE. Una stella così brillante in paese non passò inosservata tra i giovani di Castelletto, che le rivolsero più proposte di matrimonio, tutte declinate con la stessa risposta: «Tosi non stasì a perder tempo con mi, gò altre idee par la testa». VOTO DI CASTITÀ. Dopo tanta preghiera e riflessione, l'idea che aveva in mente Domenica si concretizzò l'8 dicembre del 1886, festa dell'Immacolata Concezione, quando fece voto alla Madonna di perpetua verginità all'età di 24 anni. Un dono fatto a Dio, in piena consapevolezza: non diventare madre per essere madre di tante figlie che il Signore le avrebbe dato in seguito. RELIGIOSE COLTE. A dire il vero don Nascimbeni non pensava affatto di istituire una propria congregazione religiosa: voleva in parrocchia la presenza di un istituto religioso già formato. Chiese per due anni ai vari istituti religiosi veronesi e poi di tutta Italia, la possibilità di avere delle suore nella sua parrocchia, ma tutte le congregazioni contattate rifiutarono garbatamente l'invito. Il problema fondamentale era che don Giuseppe chiedeva suore colte, che almeno fossero diplomate, con il compito di aprire in parrocchia una casa di noviziato. Inoltre un'ultima clausola posta dal prete era essere «santissime, superiori ad ogni elogio». Troppo per le congregazioni di suore già collaudate. Così, dopo due anni, don Nascimbeni si presentò deluso dal vescovo ausiliare monsignor Bacilieri. Il quale gli fece presente che era difficile trovare suore disposte a venire a operare in un piccolo paesino lacustre, di poveri pescatori. «Con tute le pretese che gavì», gli disse il vescovo, «se nessun ve le dà, fevele da vù». CASA PER NOVIZIE L’invito del vescovo si trasformò in un mandato: dato che aveva trovato tutte le porte chiuse, lui avrebbe aperto una porta proprio a Castelletto. Così preparò e presentò al vescovo di Verona, cardinale Luigi di Canossa, una bozza di regola, per ottenerne l'approvazione della curia e il permesso di poter costruire una casa per le novizie su un terreno parrocchiale. Al piano terra della quale vennero ricavati una scuola materna, un salone per le riunioni, una cappellina e sei minuscole celle di sei metri quadrati precisi ciascuna. Più che delle celle, sembravano dei loculi. I VOTI. Un convento povero, minimale, degno della Sacra Famiglia di Nazareth, da cui la nuova congregazione prese il nome. Una volta corretta e approvata la regola dal vescovo e preparata la casa per le future suore, il parroco chiamò Domenica Mantovani con altre tre giovani, che mandò a fare il noviziato dalle Terziarie francescane. Dopo un mese appena di noviziato, il 4 novembre del 1892, nella ricorrenza di San Carlo Borromeo, titolare della parrocchiale di Castelletto, le prime quattro giovani presero i voti, facendo nascere l'istituto delle Piccole suore della Sacra Famiglia di Castelletto. Il vescovo ausiliare monsignor Bacilieri celebrò la vestizione e la professione religiosa di Domenica Mantovani, che prese il nome di suor Maria, Domenica Brighenti, suor Teresa, Caterina Nascimbeni che scelse il nome di suor Giuseppina e Augusta Chiarini che divenne suor Anna. NUOVO ISTITUTO. L’inaugurazione ufficiale del nuovo istituto religioso femminile avvenne a Castelletto il 6 novembre del 1892, quando per la prima volta don Nascimbeni venne chiamato «padre» dalle neo professe e suor Maria Mantovani «madre». Le quattro suore iniziarono impegnandosi nell'assistenza agli infermi e nella scuola di lavoro femminile. Ben presto si rilevò la necessità di aprire un ricovero per anziani: dapprima venne messa a disposizione la casa di suor Teresa Brighenti, poi si passò in canonica e infine la casa dei coniugi Togni divenne l'ospizio per anziani bisognosi di cure. Suor Maria Mantovani insistette molto su questo servizio agli anziani, come primo banco di prova della nuova piccola congregazione. A seguito di una donazione, la madre superiora, suor Maria Mantovani, accettò di aprire una prima casa filiale nella diocesi di Trento, a Tiarno Superiore, sopra Riva. Dopo Tiarno, vennero aperte le case a Gargnano, sul lago bresciano, ad Arcole, San Martino Buon Albergo e Castelcovati. LA GRANDE GUERRA Allo scoppio della Grande Guerra, nel 1915 suor Mantovani chiese quante sorelle fossero disponibili a fare assistenza ai feriti del fronte e ben 170 religiose accettarono. Vennero dislocate in 23 ospedali. Anche la vecchia chiesa di Castelletto venne adattata a ospedale militare, già operativo alla disfatta di Caporetto. Alla fine della prima guerra mondiale, non si registrarono perdite tra le piccole suore della Sacra Famiglia: un miracolo. Il 21 gennaio 1922 don Nascimbeni, assistito dalle sue suore, salì al cielo. Lasciò così la sua eredità sulle spalle di suor Maria Mantovani, che nel 1924 venne eletta superiora generale, rieletta nel 1927 e poi anche nel 1933. MILLE RELIGIOSE. Nel 1932 la congregazione superò le mille religiose disseminate in tutta Italia e non solo, precisamente il censimento raggiunse le 1002 consacrate. LA MORTE. . Nel 1934 suor Maria si ammalò e il 2 febbraio dello stesso anno morì. La congregazione di Castelletto aveva varcato i confini nazionali e le Piccole suore avevano già aperto missioni in Sud America e in Africa. •