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07.03.2018

I ciclisti contestano i sindaci: la tolleranza zero è solo per noi

Uno dei disagi segnalati dai ciclisti riguarda la banchina inesistente su via del Terminon a Lazise
Uno dei disagi segnalati dai ciclisti riguarda la banchina inesistente su via del Terminon a Lazise

La risposta di chi usa la bicicletta tutti i giorni arriva dopo gli ultimi gravi incidenti tra automobilisti e ciclisti avvenuti a Lazise e a Zevio a fine febbraio, entrambi provocati dalla mancata precedenza dei primi ai danni dei secondi. Ma anche, su un altro fronte, in risposta alla linea dura avviata dal sindaco di Torri Stefano Nicotra verso i ciclisti sportivi che non rispettano il codice della strada, passando col rosso o pedalando in gruppo affiancati. «Capisco la tolleranza zero e ritengo sia giusta, ma dipingerci come pericoli pubblici non va bene», esordisce Pietro Stocco di Castelnuovo del Garda che lavora a Valeggio sul Mincio in un negozio di riparazioni di biciclette, per cui le due ruote sono prima di tutto uno stile di vita oltre che un lavoro e uno sport. «Bisognerebbe avviare controlli altrettanto seri per scovare chi usa il cellulare mentre guida o eccede in velocità, pubblicizzando queste sanzioni con altrettanta enfasi. Chi amministra un Comune deve rendersi conto che le proprie dichiarazioni possono esacerbare il rapporto tra automobilisti e ciclisti», aggiunge riferendosi a video e post sulla pagina Facebook del Comune di Torri. Ci si ricollega anche alle parole del vicesindaco di Lazise Eugenio Azzali, che commentando la situazione sulle strade gardesane aveva parlato di convivenza difficile tra mezzi a motore e bici. «Ci facciamo male quando siamo da soli e non in gruppo: in questi casi invece l’automobilista fa più attenzione e ci pensa prima di sorpassare», evidenzia ancora Stocco prendendo ad esempio gli ultimi incidenti nel Veronese. Ammette l’indisciplina da parte dei ciclisti e delle loro squadre sportive, ma fa notare che «se ci mettessimo in fila indiana (come prevede il codice della strada, ndr) sarebbe difficile comunque superarci, perché la fila sarebbe lunga e non mancherebbero problemi di sicurezza». Quanto al traffico e ai rallentamenti «sappiamo che le strade del lago le possiamo fare solo d’inverno, già in primavera ci spostiamo in Lessinia o verso il Baldo per non intralciare la viabilità». Infine il racconto di come si sta dall’altra parte della barricata: «In quattro ore di uscita ti sfiorano con lo specchietto dalle due alle quattro macchine anche se sei tutto a destra, si buttano fuori dagli stop o ti tagliano la strada in media altre due macchine e chi ti supera spesso strombazza come se dovesse andare a fare un intervento d’urgenza. Se di domenica o durante la bella stagione sei tranquillo sulla ciclabile, rischi di essere fatto cadere dai cani al guinzaglio», conclude Stocco. LA SOLUZIONE al problema della convivenza tra mezzi a motore e ciclisti (e tra questi soprattutto chi usa la bicicletta come mezzo di trasporto) si chiama mobilità sostenibile ma la sua attuazione è ancora lontana. Lo fa notare Annalisa Mancini, cittadina di Lazise da anni in prima fila per promuovere questa sensibilità a partire dal suo Comune di residenza. «Chi amministra confonde la mobilità sostenibile con il cicloturismo, con la realizzazione di piste ciclopedonali sul lungolago», spiega, «mentre mobilità sostenibile significa rendere sicure per tutti le strade più trafficate, che sono anche quelle che collegano i quartieri tra di loro e al centro storico, rendendole fruibili anche da chi si muove in bicicletta o a piedi per andare al lavoro, a scuola, in municipio o in chiesa». Mancini analizza alcuni problemi sulle strade di Lazise, siano esse comunali provinciali o regionali ed elenca gli interventi più urgenti: «Bisognerebbe applicare dei divisori tra le piste ciclopedonali presenti sulla Gardesana e la carreggiata, produrre segnaletica colorata sull’asfalto a livello delle rotonde e cercare accordi per ricavare almeno un metro di banchina su tutte le strade, come previsto dalla normativa». •

Katia Ferraro
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