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10.01.2019

Schiuma nel Gusa, trovato il colpevole

La schiuma che ha improvvisamente trasformato il Gusa in un torrente color latte
La schiuma che ha improvvisamente trasformato il Gusa in un torrente color latte

Una squadra lampo anti inquinamento formata da Comune, Ags e polizia locale, ha fatto sistema e individuato in brevissimo tempo chi il 29 dicembre, aveva trasformato il Gusa in un torrente biancastro e lattiginoso. È stato V.D.G., 37 anni, titolare di un’azienda che vende articoli per la ristorazione nella zona artigianale di Garda. Dopo essere stato sentito martedì, ieri è stato denunciato alla autorità giudiziaria. I reati contestati sono la violazione dell'articolo 137 del decreto legislativo 152/ 2006, il cosiddetto «testo unico dell'ambiente», per «Scarichi di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose» e per quanto contemplato dall'articolo 674 del Codice penale «Getto pericoloso di cose», che, in questo caso, si configurano come prodotti detergenti inquinanti. Lo ha comunicato ieri il comandante della polizia locale, Ferdinando Pezzo, intervenuto all'incontro tenutosi in municipio al quale erano presenti il presidente dell’Azienda gardesana servizi (Ags) Angelo Cresco, con i tecnici Roberto Penazzi e Michele Cimolini, e il consigliere all'Ecologia Sacha Allevato. Proprio lui, il 29 dicembre, saputo dello stato anomalo delle acque, aveva avvisato la polizia locale, subito uscita per un sopralluogo, e Ags che, nel giro di mezz'ora, aveva inviato i tecnici incaricati di unirsi agli agenti e di fare prelievi per verificare le cause del problema. «Ags», ha esordito Cresco, «ha siglato una convenzione di collaborazione tecnico- scientifica per un'indagine conoscitiva sul Gusa con Arpav e Legambiente. Svolgiamo esami periodici, secondo le portate, ma siamo anche intervenuti lo scorso anno in via Preite dove abbiamo trovato situazioni di acque nere confluenti nelle bianche che sono state re-incanalate nelle nere. Tutte azioni che hanno contribuito a migliorare la situazione». E sempre ieri Cresco, con i tecnici, ha incontrato il sindaco di Costermano, Stefano Passarini, per continuare l'azione di risanamento del rio che passa anche in questo paese. Ma l'episodio del 29 dicembre è diverso. «Poiché l'inquinamento era evidente, il consigliere Allevato e un agente della polizia locale sono risaliti lungo il letto del Gusa arrivando alla fonte del “male”», prosegue Cresco. «È un’azienda che fornisce attrezzature da cucina e detergenti per la pulizia», precisa Pezzo. «Si presume che con questi ultimi il titolare abbia lavato una cucina professionale. Infatti nel piazzale della ditta abbiamo trovato un tombino ancora bagnato, un’idropulitrice professionale, una pompa dell'acqua e in azienda taniche che avrebbero potuto contenere tali detergenti. Il titolare si è giustificato dicendo che alcune si erano rotte per il freddo e il contenuto era finito nel tombino e quindi nel Gusa». «Tuttavia», ha rilevato Cresco, «la giustificazione non ha retto e abbiamo deciso di passare alla “tolleranza zero“, perché l'ambiente va rispettato, come la legge». Precisa l'ingegner Penazzi : «Abbiamo fatto più prelievi. Il primo, immediato, nel pozzetto della ditta, e il secondo nel Gusa a circa 500 metri dal punto di scarico. L'analisi nel pozzetto ha dimostrato la presenza di tensioattivi in valore elevato e un alto grado di acidità. Nel Gusa non si sono rilevati valori così alti per effetto della diluizione avvenuta nel percorso dalla scarico al Gusa, dove in ogni caso i tensioattivi erano ancora presenti ed eccedenti a quanto consentito dalla norma». Ha aggiunto Allevato: «La natura ha una grande capacità di rigenerarsi ma è evidente che né i torrenti né il lago possono sopportare le conseguenze di certi comportamenti illeciti. Tra l'altro nel Gusa si sono trovati alcuni pesci morti. L’intervento è stato tempestivo», prosegue Allevato, «perché da anni portiamo avanti un monitoraggio serio del torrente perseguendo la “tolleranza zero” verso chi non rispetta il territorio. Monitoriamo diverse realtà, prendiamo in considerazione ogni segnalazione ed interveniamo». •

Barbara Bertasi
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