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16.05.2018

Rischio frana alla Rocca, ricorso al Tar

La consigliere Anna Codognola
La consigliere Anna Codognola

Il caso è di quelli tipicamente italiani, dove la burocrazia e il rimpallo di competenze tra enti favoriscono situazioni controverse in cui ognuno tira l’acqua al suo mulino. E così anche la risposta della Regione Veneto all’interrogazione del consigliere regionale del M5S Manuel Brusco in merito al declassamento del rischio frana sulla Rocca di Garda, che ha confermato il «vincolo di inedificabilità assoluta della zona», anziché dirimere una questione che si protrae da oltre dieci anni viene messa in discussione. Da un lato la proprietà Pozzerle-Garonzi, che sta attuando il Programma di riqualificazione urbanistica edilizia e ambientale (Piruea) ristrutturando e ampliando gli edifici esistenti sul versante della Rocca affacciato sulla strada Gardesana, presenterà ricorso al Tar contro la risposta della Regione. Dall’altro il Comune di Garda attenderà l’esito del contenzioso, senza prendere provvedimenti. Lo ha detto il sindaco Davide Bendinelli nel Consiglio di lunedì sera, convocato su richiesta delle consigliere di opposizione Irene Moretti e Anna Forese del M5S, Lorenza Ragnolini e Anna Codognola. Rispondendo all’interrogazione di Brusco la Regione ha concluso che non essendo stati rispettati gli obblighi di monitoraggio e messa in sicurezza della Rocca prescritti al Piruea, il declassamento del rischio frana su quella porzione del versante non si è perfezionato e di conseguenza la zona rimane inedificabile. Lo confermano, hanno ricordato le consigliere di opposizione, la cartografia del Pat di Garda e del Piano di assetto idrogeologico (Pai) dell’Autorità di bacino del fiume Po, dove tutta l’area della Rocca rimane classificata come ad alto rischio frana. Per Bendinelli e per il legale della proprietà Stefano Baciga la permanenza del vincolo sarebbe dovuta solo a una dimenticanza della Regione, che nel 2005 non avrebbe trasmesso il Piruea all’Autorità di bacino del fiume Po per modificare il grado di rischio. Che il pericolo non sia remoto l’ha confermato la frana del febbraio 2009, quando un masso roccioso di 23 tonnellate si staccò dalla parete della Rocca andando a finire su uno dei tre edifici compresi nel Piruea, per fortuna senza feriti (anche su questo verte l’indagine per frana colposa aperta dalla Procura, che risulta tuttora in corso). Per le consigliere di minoranza la prova della fragilità dell’area è arrivata anche dalla caduta, qualche mese fa, della villa Liberty Ca’ Bianca a lavori di ristrutturazione appena iniziati. Per questo, alla luce della risposta arrivata da Venezia, Ragnolini ha chiesto al sindaco atti «prudenziali e restrittivi». «Sulla proprietà Pozzerle il Comune non interverrà finché non sarà definita la situazione», ha risposto Bendinelli, «è probabile che l’immobile caduto possa essere ricostruito tale e quale, ma questo è un aspetto di interpretazione della normativa del Pai su cui bisogna fare chiarezza. Stiamo ultimando la messa in sicurezza della Rocca dal confine con Bardolino alla chiesa parrocchiale, in seguito alla quale il settore Difesa del suolo della Regione ci dirà se è possibile ottenere un declassamento del rischio frana sull’intera area dove ricadono anche la strada Gardesana, la spiaggia e il lungolago». Se il declassamento fosse accordato, nel caso di un’ulteriore (e scongiurata) frana la responsabilità non ricadrebbe sul sindaco ma sugli enti che lo hanno concesso. Anna Codognola ha ricordato il procedimento penale in corso anche per l’abuso nella ristrutturazione del chiosco La Cavalla, i cui lavori hanno provocato un dissesto sulla Gardesana. «La sede stradale nell’ultimo periodo è in movimento», ha ammesso Bendinelli riportando l’esito del monitoraggio eseguito da Veneto Strade. La battaglia continua: «Andremo avanti con le verifiche all’Autorità di bacino del fiume Po alla Regione e alla Provincia », ha annunciato Irene Moretti. •

Katia Ferraro
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