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19.01.2019

Indebitato a vita, salvato dal giudice

Il gardesano è uscito da un incubo di un debito insostenibile ricorrendo ad una legge del 2012
Il gardesano è uscito da un incubo di un debito insostenibile ricorrendo ad una legge del 2012

Aveva un debito astronomico pari a 130.000 euro. Il trentacinquenne avrebbe dovuto pagare 1.100 euro al mese fino all’età pensionabile con uno stipendio da 1.700 euro. Solo così avrebbe chiuso il consistente sospeso con la banca. Sarebbe stata una vita «ipotecata» senza neanche la possibilità di poter progettare di avere un figlio o di poter fissare una visita dal dentista. La soluzione a questa situazione debitoria così pesante è arrivata da una legge del 2012. La numero 3, per la precisione che è stata definita anche la «salva suicidi». E l’angoscia opprimente dell’ex imprenditore edile, residente a Garda, per un debito tale da rendere la vita impossibile a chiunque, si è trasformata in un prelievo sostenibile da 300 euro al mese. Il tribunale di Verona ha applicato quella normativa, risalente a sette anni fa e ora il sole è tornato a splendere sul futuro del trentacinquenne. Il decreto della sezione pre fallimentare parla chiaro: E.S., originario di Cologna Veneta, pagherà trecento euro per sei anni per complessivi 21.600 euro. Il padre del debitore ha poi aggiunto altri 2.000 euro e così il figlio chiuderà i conti con la sua banca per il resto della vita nel 2023, togliendosi così una preoccupazione non da poco e soprattutto, sgretolando il debito - mostro di 130.000 euro. Contribuirà al soddisfacimento del debito, fanno sapere ancora gli avvocati del foro di Milano, Monica Pagano e Matteo Marini, anche con una Ford focus, immatricolata 17 anni fa. La sentenza del tribunale di Verona potrebbe rappresentare una svolta per chi si trova in una situazione di sovra-indebitamento tale da non vedere la luce in fondo al tunnel. LA VICENDA. Tutto inizia nel 2008. L’allora imprenditore venticinquenne vede sotto i suoi occhi sgretolarsi la sua impresa edile a causa di spese e costi insostenibili. Il debito è decisamente da togliere il sonno e al giovane gardesano non resta che chiedere il fallimento della società, alla luce della crisi del settore delle costruzioni all’epoca. Si apre per il veronese un periodo professionale dalla tinte estremamente scure. Inizia così la procedura che lo porta a vedersi privato anche della sua casa di proprietà. Viene messa all’asta e poi venduta nel 2010. Quei soldi, però, non bastano a chiudere i conti con la banca. Che, implacabile, bussa di nuovo alla porta di E.S. e chiede di pagare la restante somma rimasta in sospeso, pari a 130.000 euro. Per il gardesano la strada torna ancora una volta in salita. Non sa dove andare a sbattere la testa per uscire da quel labirinto dove il filo di Arianna sembra introvabile. I PROCESSI. Si rivolge così allo studio degli avvocati milanesi. Senza pensarci due volte, i legali trovano la chiave di volta in quella legge del 2012, la «Salva suicidi» e chiedono l’ammissione alla procedura liquidatoria. Lo scorso due ottobre, però, arriva una mazzata che sembra mettere in serio pericolo la strada verso l’estinzione del debito. Il giudice monocratico dichiara «l’inammissibilità della proposta di liquidazione del patrimonio così come prevede l’articolo 14 ter» della legge del 2012, riporta la sentenza. I legali non si danno per vinti e il sedici ottobre 2018 presentano reclamo al tribunale di Verona questa volta in composizione collegiale. LA SENTENZA. La fine delle tribolazioni per l’imprenditore gardesano arriva lo scorso 21 dicembre con l’ordinanza della sezione pre fallimentare. In sintesi, i giudici dichiarano aperta la procedura di liquidazione di tutti i beni. Ciò rappresenta il via libera al piano di recupero del credito nei confronti della banca, chiesto dai legali per un importo di 21.600 euro da corrispondere in sedici anni a trecento euro al mese con l’aggiunta di duemila euro messi a disposizione dal padre e la vendita della Ford focus. In queste procedure, fa sapere Monica Pagano, non è richiesto alcun consenso da parte del creditore. Il provvedimento di poco più di un mesa fa arriva dopo che nella sentenza del dicembre scorso, i giudici avevano constatato la presenza dei requisiti richiesti per accedere a queste procedure. Fra questi c’è la situazione di sovra indebitamento oltre «all’assenza di beni e redditi sufficienti alla soddisfazione integrale del debito maturato». Il nodo della situazione ruotava intorno alla possibilità di poter far rientrare nella procedura della legge del 2012 anche i crediti futuri del debitore come stipendio e pensioni. La risposta del tribunale è stata positiva, richiamandosi alla legge sul fallimento. Un altro risvolto positivo della vicenda riguarda i procedimenti esecutivi avviati nei confronti di E.S. dalla banca per rientrare dal debito. Con un provvedimento del 27 dicembre scorso, il giudice dell’esecuzione nella sezione fallimentare ha disposto che non possano essere iniziate o proseguite azione esecutive sui beni del trentacinquenne. L’ammissione alla procedura di liquidazione cancella qualsiasi contenziosoesecutivo. •

Giampaolo Chavan
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