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martedì, 18 settembre 2018

Il vigile Mancuso in pensione dopo 35 anni di lavoro in paese

L’istruttore Giacomo Mancuso

«Togliere la divisa è come “smettere” una parte della mia vita. Rimpiangerò i colleghi con i quali ho condiviso tanti momenti, brutti e lieti, ma sempre vissuti con quel cameratismo che ci ha permesso di superare anche fasi difficili del nostro lavoro. E sono grato ai gardesani per quello che mi hanno dato». Prosegue: «A Garda ho trovato un popolo generoso e geloso, come noi sardi, della propria terra. Una terra che sento anche mia, bagnata dall'acqua del lago che, se fosse salata, sarebbe quasi uguale a quella che lambisce le nostre spiagge». Sono le parole che l'istruttore Giacomo Mancuso pronuncia due giorni prima di lasciare (domani sarà l’ultimo giorno) il Comando di polizia locale, perché il 2 settembre, a 66 anni e 7 mesi, andrà in pensione dopo aver smaltito le ferie. Dopo le vacanze nell'«amata Sardegna», a metà settembre rientrerà in paese. «Per dedicarmi al sindacato di categoria, alla passione sportiva che nutro per la pesca e alla mia famiglia: figli, nipoti e la mia adorata moglie Carla che ho conosciuto a scuola, a Caltanisetta», spiega. Una vita «in movimento» quella dell'istruttore Mancuso che, nato a Vicenza nel 1952, è vissuto nove anni in Sardegna, a Elmas in provincia di Cagliari, per trasferirsi fino al 1972 in Sicilia, rientrare in Sardegna fino al 197 8 quando è salpato definitivamente per Garda. Di lavori nella vita ne ha fatti tre. «Quello che mi ha affascinato e fermato, portandomi a vantare il “primato” di essere tra i pochi agenti rimasti per ben 35 anni, dal marzo 1983 al settembre 2018, sempre nello stesso luogo è stato questo», racconta. Prima, infatti, dopo due anni di università, era stato rappresentante di commercio nel laboratorio di bigiotteria dello zio e poi manovale edile. «Nel 1983», prosegue, «si presentò l'occasione di lavorare come vigile urbano stagionale a Garda, dove ebbi la fortuna di ottenere proroghe invernali fino al 1987. A gennaio vinsi due concorsi: uno a Torri e l'altro a Garda, che scelsi poiché ci abitavo e mi ero sposato». Lasciando la sua scrivania, al piano terra del municipio, si guarda intorno. «Mi affiorano alla mente tanti episodi, tragici e lieti», sottolinea. «Incidenti stradali in cui hanno perso la vita anche amici ai quali volevo bene e tragici annegamenti come quello di due anni fa. Morì un mio giovane vicino». Ogni volta ha lasciato sull'asfalto o sulla riva del lago un «pezzetto di cuore». «Ma poi si deve andare avanti e ci si fa la scorza», afferma. Una scorza che, però, gli eventi lieti e le soddisfazioni «graffiano» e «ammorbidiscono». Mancuso continua: «Tra le cose a cui ripenso con allegria ci sono i momenti in cui ritrovavamo bimbi perdutisi in paese che scoppiavano in lacrime di gioia nel rivedere i genitori. Perché accade che qualche mamma o papà si distragga a guardare una bancarella e i figlioletti scappino via. Rintracciarli», sorride, «è per noi sempre un bell' evento». Chissà che Giacomo Mancuso non decida di andare a fare proprio il «nonno vigile» all'uscita da scuola dei ragazzini. «Per ora», dice sorridendo, «penso alle vacanze nella mia amata Sardegna, poi vedremo». •