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06.02.2018

Il museo del lago e della pesca vuole ampliare le aperture

La lanterna del Pal del vo’ e sullo sfondo diversi tipi di rete
La lanterna del Pal del vo’ e sullo sfondo diversi tipi di rete

Un appello a rimboccarsi le maniche per dare più visibilità al museo territoriale del lago di Garda, prolungando l’apertura di questo scrigno di testimonianze storiche, specchio di Garda cent’anni fa: un paese semplice, economicamente sorretto dalle fatiche dei pescatori, ma anche di agricoltori e artigiani. Lo lancia, alla vigilia della riapertura del 2 marzo, Ivonne Ragnoli - moglie del cacciatore di reperti professor Luigi Bertamè - una dei sei volontari che lo tengono aperto. «La gioia e la soddisfazione che mi dà è superiore a quanto io possa offrire», dice modestamente poiché, anche quest’anno, contribuirà a presidiarlo il venerdì e la domenica dalle 15 alle 18 e il sabato dalle 10 alle 12,30. «Perché ne vale la pena». Il museo, che è nel palazzetto delle Esposizioni nel cortile del municipio sul lungolago Regina Adelaide 14, è il posto giusto per accostarsi alla memoria e alle radici del territorio. Articolato in quattro sale, è in otto sezioni. Al piano rialzato agricoltura, artigianato, allevamento, attività estrattive, folclore e, al piano superiore, pesca, conservazione del pesce, trasporti lacustri. Chi lo percorre è colpito nel trovarvi un’ imponente ricostruzione con alcuni pezzi originali del Pal del Vo’ che la Corporazione degli Antichi Originari di Garda pose anticamente tra Punta San Vigilio e Sirmione e che fu usato, prima d’essere abbattuto da una barca 40 anni fa, come indicatore per la navigazione e per calcolare le coordinate delle aree di pesca più lontane dalle sponde. Se questa è la chicca, il museo custodisce centinaia di curiosità che un secolo fa erano parte integrante della quotidianità delle genti del lago. Oggetti tra cui spiccano una morsa e un trinciaforaggi di legno, una pila di pietra per triturare il ghiaccio, una carriola per l’attività estrattiva delle cave sopra San Vigilio, un seggiolone da camino e un gondolino ristrutturato, vari tipi di reti, supporti per tirlindana, fiocine e arpioni, attrezzi e supporti per la pesca e la conservazione del pescato. Un patrimonio che rende il museo attrattivo, come rileva l’assessore alla cultura Ivan Ferri: «Dopo il boom iniziale, all’indomani dell’apertura il 7 maggio 2011, i numeri si sono stabilizzati. Lo scorso anno, come nel 2016, abbiamo registrato 3.500 visitatori, grazie all’apertura garantita dai volontari per 204 giorni». «Numeri», incalza Ragnoli, «che aumenterebbero se avessimo la disponibilità di altri e aprissimo almeno la domenica mattina e nei primi giorni della settimana quando molti gruppi di turisti arrivano e, specialmente in primavera, affollano il centro perché è presto per la spiaggia. Gli stranieri sono interessatissimi, soprattutto gli inglesi». «Visto che possediamo questo tesoro», aggiunge Ferri che, con Ivonne, sta predisponendo il pieghevole informativo da distribuire anche nelle attività ricettive, «dobbiamo valorizzarlo, oltre che a livello promozionale, da un punto di vista logistico. È opportuno, per la sua stessa immagine, riordinare il cortile su cui si apre. È un biglietto da visita ancora un po’ trascurato, usato come parcheggio o deposito di attrezzi e mezzi non consoni a uno spazio pubblico con libero accesso a cittadini e turisti». Intanto, in vista del 2 marzo, per avere informazioni o rispondere all’appello di Ivonne, telefonare in biblioteca 045. 6208401 o all’ufficio manifestazioni 045. 6208428. • B.B.

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