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11.01.2018

«Gardacqua», per il fallimento chiesti 11 milioni al Comune

Parte degli impianti coperti di Gardacqua
Parte degli impianti coperti di Gardacqua

Barbara Bertasi Per il fallimentodi Garda Aquapark srl del Tribunale di Bolzano (che rappresenta l’insieme di creditori e finanziatori che vantano soldi, cioè banche e fornitori) ha chiesto al Comune di Garda 11.683.777,98 euro, oltre all’ Iva e agli interessi, per il pagamento dei lavori di costruzione del complesso sportivo comunale Gardacqua, eseguiti negli anni tra il 2005 e il 2008. In via subordinata, per il fallimento si chiede un indennizzo di 10.039.000 euro oltre agli interessi e alla rivalutazione monetaria. La vicenda riguarda l’impianto natatorio e centro benessere di via Salaorni inaugurato il 7 novembre 2008 e gestito, ormai dal 15 novembre 2014, dalla Sport Management spa, che lo aprì il 12 dicembre 2014 dopo un periodo di chiusura dello stesso, iniziato l’11 ottobre 2013 proprio a causa del fallimento della Garda Aquapark srl. L’atto di citazione, depositato al Tribunale civile di Verona e protocollato in Comune il 17 ottobre, è divenuto pubblico solo in questi giorni. È sostanzialmente motivato dall’ «arricchimento senza causa» - vi si legge - che l’amministrazione comunale avrebbe ricavato dalla restituzione anticipata dell’impianto. L’udienza è fissata per il prossimo mercoledì 31 gennaio. Ricorda il sindaco Davide Bendinelli: «Tra il 2005 e il 2008 la Garda Aquapark srl, a seguito di aggiudicazione del bando di finanza di progetto indetto dal Comune, costruì il complesso. L’ articolo 13 della convenzione che affidava la concessione della gestione per 28 anni prevede che, qualora il rapporto di concessione sia risolto per inadempimento della concessionaria Garda Aquapark srl - nel nostro caso il fallimento appunto - troveranno applicazione le disposizioni dell’articolo 37 octies (legge 109/94) secondo cui gli enti finanziatori del progetto potranno impedire la risoluzione designando, entro 90 giorni dal ricevimento della comunicazione del concedente, una società subentrante». «I finanziatori», sintetizza il sindaco, «avrebbero avuto tre mesi di tempo per individuare un nuovo soggetto concessionario che gestisse l’impianto alle stesse condizioni. Non avendolo fatto, il Comune ne è entrato in possesso». Questa la posizione dell’amministrazione comunale. Il Fallimento invece, dal canto suo, si è costituito contro il Comune chiedendo al Comune «L’indennizzo ... dovuto all’arricchimento senza causa ottenuto dal Comune». Semplifica Bendinelli: «I creditori, vista la risoluzione contrattuale avvenuta prima della scadenza naturale, ritengono che il Comune abbia goduto di tale vantaggio». Nell’atto si legge tra l’altro: «Dopo la consegna al Comune, tale struttura si è dimostrata immediatamente idonea a far conseguire (allo stesso) un canone concessorio e infatti... è stata data in concessione... a una società specializzata ... percependo un canone». Sempre nella citazione è scritto: «Il Comune ha potuto continuare a fornire il servizio pubblico che ... rappresenta il principale obiettivo che l’ente locale ha inteso conseguire con il project financing». «In sostanza l’equilibrio... si è alterato solo a sfavore del Fallimento mentre il Comune ha potuto mantenerlo e addirittura migliorarlo ricavandone un canone ... in quanto il complesso è locato per un canone annuo». Ma Bendinelli non ci sta. «Ovviamente non condividiamo tale tesi», sottolinea. Essendo l’udienza fissata per il 31 gennaio, il Comune si è costituito per opporsi: «Abbiamo approvato la delibera che ci autorizza a resistere in giudizio dinanzi al Tribunale di Verona e abbiamo incaricato un legale di difendere le nostre ragioni. La nostra tesi è confermata da una sua nota in cui ci comunica che gli pare che la pretesa azionata sia del tutto infondata». «Ci evidenzia che nessuna norma del codice degli appalti prevede che, in caso di fallimento del promotore o concessionario», sottolinea il sindaco, «l’amministrazione sia tenuta al pagamento dei lavori eseguiti né a indennizzarlo, a titolo di indebito arricchimento, in caso di cessazione anticipata della gestione per causa non imputabile all’ amministrazione. Infatti, con il procedimento di finanza di progetto, l’opera pubblica è realizzata da un privato che si impegna a gestirla per un periodo di tempo ritenendo così, con i proventi di gestione, di remunerare i costi della realizzazione e di trarne un utile di impresa. Non vediamo dunque perché se ci fossero stati utili sarebbero rimasti in capo alla Garda Aquapark srl mentre, nel caso di perdite gestionali o di fallimento, queste ultime debbano ricadere sul Comune. Riteniamo che il rischio di impresa debba ricadere esclusivamente sul concessionario». Dai vari documenti del Comune si ricava che il progetto iniziale del Gardacqua prevedeva un intervento da 10 milioni 550 mila euro, che subì una variante in corso d’opera che portò l’importo complessivo a 12.108.106,93 euro. Probabilmente su queste basi è stata stilata la richiesta dell’atto. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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