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10.02.2019

«Gardacqua, il Comune non deve risarcire»

Il giudice ha chiuso in primo grado la vertenza tra la banca e il Comune sulla vicenda Gardacqua
Il giudice ha chiuso in primo grado la vertenza tra la banca e il Comune sulla vicenda Gardacqua

I cittadini di Garda possono tirare un sospiro di sollievo: in primo grado, il giudice civile Massimo Vaccari ha respinto la domanda del Medio credito del Trentino Alto Adige spa di risarcire lo stesso istituto di 1.585.105 oltre a 44.030 euro per ogni ulteriore mese di ritardo rispetto alla richiesta. L’amministrazione potrà così destinare quella montagna di soldi, già stanziati in bilancio per questa causa, per servizi dei cittadini, salvo ricorso in appello. Intanto, però, in Comune c’è già aria di soddisfazione: «Sono soddisfatto», commenta il sindaco Davide Bendinelli, «soprattutto perché il giudice ha sancito che al Comune non è imputabile alcuna responsabilità. Il primo cittadino d’altro canto, non aveva dubbi sull’esito della causa: «Siamo sempre stati convinti di aver agito in maniera corretta. Ora, con la pubblicazione della sentenza, abbiamo la certezza di aver operato anche in maniera trasparente». E pensare che l’incipit della vicenda non pareva per nulla promettente. Due anni fa, l’istituto trentino era andato giù pesante con l’avvio della causa civile davanti al tribunale di Verona. Chiedeva da subito più di un milione e mezzo di risarcimento. «Il Mediocredito pretendeva», spiega ancora il sindaco «dal Comune di Garda un risarcimento danni ultra milionario (oltre 2,5 milioni di euro) per non aver potuto azionare la garanzia ipotecaria sull’impianto natatorio concessa alla società Acquapark srl a garanzia del finanziamento ottenuto per la realizzazione del centro». L’impedimento era provocato dalla mancata risoluzione del contratto, stipulato il 15 settembre 2005 tra il Comune e l’allora società bolzanina «Atzwanger spa» di Bronzolo poi diventata Garda Aquapark srl, fallita il 21 ottobre 2013. L’istituto trentino chiedeva al giudice di accertare se il Comune e la curatela della società altoatesina non avevano trascritto l’atto di cancellazione del contratto risalente a 14 anni fa. Quel provvedimento era indispensabile al capogruppo del pool di banche finanziatrici della realizzazione e gestione del centro natatorio, per poter ottenere la restituzione di quel milione e mezzo d’ipoteca sul diritto di superficie chiesto all’epoca dalla banca, a tutela del finanziamento di 7 milioni e mezzo di euro. La domanda non può essere accolta, scrive il giudice Vaccari nella sentenza, «perchè come sostenuto dalla difesa del Comune, Mediocredito ha contratto rapporti di finanziamento e garanzia solo col concessionario Aquapark e non con il concedente (il Comune ndr)» . Non c’è neanche una responsabilità extracontrattuale, sostiene ancora il giudice, perchè la condotta dell’amministrazione lacustre «non si pone in contrasto con nessun precetto normativo». Questione chiusa? Mica tanto. Il giudice si dichiara, infatti incompetente per materia sulla questione principe di questa causa. Toccherà ai colleghi del Tar, eventualmente interessati in futuro dal Mediocredito Trentino, stabilire se il Comune di Garda si è comportato correttamente nel non adottare il provvedimento di revoca della concessione rilasciata alla Garda Aquapark. Questo atto, a parere dell’istituto bancario doveva avvenire, una volta che la società era fallita nel 2013. «La domanda attorea», conclude il giudice «implica la valutazione sulla correttezza dell’esercizio della pubblica amministrazione di un potere discrezionale», materia di competenza del Tribunale amministrativo regionale. L’unica nota dolente della sentenza riguarda la compensazione delle spese tra Comune e banca. L’amministrazione aveva a sua volta chiesto al giudice la dichiarazione di nullità dell’atto di costituzione di ipoteca, fatto da Aquapark srl. «Il vincolo reale (il diritto di superificie ndr)», taglia corto il giudice, «è stato apposto su un diritto reale di cui era titolare», la società trentina e non su un bene «rientrante nel patrimonio indisponibile». Richiesta respinta e spese di giustizia da pagare seppur insieme alla banca trentina. •

Giampaolo Chavan
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