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13.06.2017

Donna precipitata
«Il sindaco dice
cose contrastanti»

Il punto dal quale il 3 giugno scorso era caduta una donna
Il punto dal quale il 3 giugno scorso era caduta una donna

«Siamo rimasti davvero sconcertati dalle incomprensibili e tra loro contrastanti dichiarazioni del sindaco di Garda Davide Bendinelli (L’Arena, 9 giugno, ndr) circa la presunta assenza della staccionata sul luogo dei fatti»: l’avvocato Stefano Fanini, legale nominato di fiducia dai familiari della vittima, si riferisce all’incidente nel quale il 3 giugno ha perso la vita Mihaela Ciroaba, la donna rumena di 54 anni che abitava a Torino e che è caduta dalla Rocca di Garda.

«Le dichiarazioni sono in palese antitesi con quanto dichiarato dallo stesso sindaco domenica 4 giugno, quando denunciava la pregressa conoscenza del Comune di Garda della scarsa manutenzione delle varie staccionate presenti sul luogo turistico e la volontà da tempo del Comune stesso di sostituirle con altre in materiale plastico resistente anche alle intemperie».

«Avremmo preferito non interloquire tramite i media nel rispetto del profondo dolore dei familiari e delle autorità, che stanno con grande scrupolo e professionalità indagando su quanto accaduto e nelle quali riponiamo la massima fiducia», prosegue l’avvocato Fanini. «Prendiamo atto dell’inaspettato e improvviso dietrofront del primo cittadino, che peraltro non ha speso alcuna parola di conforto e solidarietà nei confronti dei familiari della signora Ciroaba. Mi vedo però costretto a intervenire a tutela dei familiari in quanto ritengo, così come la famiglia, che si debba evitare un processo mediatico che confonde unicamente l’opinione pubblica e l’addebito delle relative responsabilità, in attesa che le indagini a opera della magistratura facciano il loro corso e giungano ad una giusta conclusione».

«I figli della vittima, disperati e in lacrime, durante il primo nostro incontro nell’ imminenza dei fatti mi hanno chiesto, quale loro priorità, che l’area della Rocca di Garda venga messa subito in sicurezza al fine di evitare altre disgrazie come quella accaduta alla madre, anche considerato che il luogo è frequentato da migliaia di persone tra cui molti bambini», aggiunge Fanini.

«NEL CASO SPECIFICO, gli accertamenti relativi alla proprietà e delimitazioni dell’ area di caduta sono tuttora al vaglio degli inquirenti, cui ci rimettiamo, per verificare le relative responsabilità. Qualora l’area, come inizialmente emerso dalle dichiarazioni del sindaco sull’Arena, risultasse effettivamente di proprietà del Comune e i pericoli fossero a quest’ultimo già noti da tempo, non si comprende per quali motivi non siano stati adottati provvedimenti per rendere inaccessibili al pubblico quelle zone ancora non soggette a intervento manutentivo», dice Fanini. «La risonanza mediatica data il 9 giugno alla notizia della presunta assenza della staccionata e soprattutto il fatto che si mettano palesemente in dubbio le parole del figlio della signora, testimone oculare della tragedia, amplificano ulteriormente il dramma che i familiari già stanno vivendo».

«Inoltre», conclude l’avvocato, «in seguito all’istanza di autopsia formulata il 9 giugno alla Procura da parte del sindaco di Garda, a distanza di quasi una settimana dai fatti, pur essendo evidenti le cause e dinamiche del tragico evento, è stata conseguentemente bloccata la cremazione della salma prevista proprio per venerdì scorso così come il funerale che si sarebbe dovuto svolgere l’indomani a Torino alla presenza di molti parenti in arrivo dalla Romania e da altri Stati. La necessità dei figli della vittima in questo momento è che si rispetti in silenzio il loro immenso dolore per poter dare, una volta conclusosi l’esame autoptico, l'ultimo saluto alla madre e nemmeno questo è stato loro purtroppo ad oggi consentito».

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