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27.02.2016

Droni acquatici
per valutare
la salute del Garda

Il relatore spiega come saranno utilizzati idroni FOTOSERVIZIO PECORAGrande affluenza alla presentazione dell’innovativo progetto
Il relatore spiega come saranno utilizzati idroni FOTOSERVIZIO PECORAGrande affluenza alla presentazione dell’innovativo progetto
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Per quattro anni gli occhi dell’Europa saranno puntati sul lago di Garda, individuato come sito europeo di innovazione, fulcro della sperimentazione per il monitoraggio dello stato di salute delle acque, dai cui risultati si potranno ricavare risposte e metodologie replicabili in altri bacini idrici europei e, perché no, internazionali.

Si chiama «Sviluppo e applicazione di sistemi innovativi integrati per il monitoraggio e la gestione dei bacini idrici» («IntCatch» abbreviato in inglese) ed è uno dei cinque progetti selezionati tra gli oltre 170 arrivati attraverso il bando tematico sull’acqua promosso da Horizon2020, programma europeo per la ricerca e l’innovazione. L’idea è partita dal Laboratorio di ingegneria chimica dell’ambiente e dei bioprocessi (Labicab) dell’Università di Verona, aprendosi ad altri partner tecnici, scientifici e accademici per svilupparla in modo multidisciplinare: i dipartimenti di biotecnologie e informatica dell’ateneo, Azienda gardesana servizi (Ags), Istituto superiore di sanità, l’azienda di progettazione ingegneristica Technital, lo spin-off dell’ateneo scaligero Personal Genomics e Algorithmica. Partecipano al progetto sei università (oltre a Verona anche Londra, Vienna, Gottinga, Atene e Barcellona) e 14 enti tra aziende pubbliche e private.

I bacini di studio sono il lago di Garda e il fiume Tamigi, mentre ricerche e risultati ottenuti saranno validati sul lago greco di Yliki e sul fiume Ter che rifornisce d’acqua Barcellona. I fondi Ue per il progetto toccano i nove milioni di euro, oltre due dei quali destinati al bacino gardesano. Un fiore all’occhiello per la ricerca veronese e italiana, presentato ieri a Peschiera. Presenti il rettore dell’Università di Verona Nicola Sartor, il presidente di Ags Alberto Tomei, l’assessore regionale al Turismo Federico Caner, il vicepresidente del Consiglio regionale Massimo Giorgetti e l’europarlamentare Lorenzo Fontana. Il progetto partirà il primo giugno e si concluderà il 31 gennaio 2020. Le analisi chimico-fisiche, biologiche e genomiche saranno condotte con una flotta di cinque droni acquatici intelligenti equipaggiati con sensori che permettono di misurare i parametri per monitorare lo stato di salute del lago. I droni sono stati realizzati da un’ azienda americana e «customizzati» dall’ Università di Verona per le esigenze della ricerca. Grazie a smartphone inseriti al loro interno, si potrà stabilire il punto di acquisizione dati, trasmessi in tempo reale a una piattaforma cloud accessibile a tutti. Cuore del progetto è infatti il coinvolgimento della popolazione in un’ottica di «scienza del cittadino», obiettivo della nuova Direttiva quadro acque europea in corso di definizione, per favorire conoscenza e stimolare opinioni, ma anche stabilire le priorità degli interventi e dove destinare i finanziamenti. Ai sensori mobili si affiancheranno quelli fissi, posizionati vicino allo sfioratore del collettore in località Bagatta a Lazise: misureranno il livello di inquinanti nei reflui misti (acque nere e meteoriche) rilasciati a lago quando vengono attivati gli sfioratori in caso di piena, analisi ripetute dopo l’installazione di un impianto per la filtrazione a carboni attivi e disinfezione.

«Il lago sarà il primo a trarne benefici», ha detto Francesco Fatone di Labicab e responsabile scientifico del progetto. «Per sostenere la necessità di grosse infrastrutture idriche servono basi di dati, affinché il Garda sia in cima alla lista delle priorità europee». Il riferimento è al nuovo collettore, di cui da tempo si reclama la necessità. «Dobbiamo monitorare le sorgenti di inquinamento, il rischio è investire dove non c’è un reale problema», ha proseguito Fatone, «in Europa si prenderà come esempio ciò che è stato fatto sul Garda per redigere le politiche ambientali sul monitoraggio delle acque».

Katia Ferraro
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