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27.02.2018

Difficile trovare lavoratori? «Troppi sono pagati a forfait»

Turisti sul lago: per il settore ricettivo trovare personale è difficoltoso
Turisti sul lago: per il settore ricettivo trovare personale è difficoltoso

La rivolta si è manifestata con centinaia di commenti sulla pagina Facebook L’Arena.it, che hanno mostrato l’altra faccia della realtà fotografata dall’Ente bilaterale del turismo (Ebt) gardesano: ovvero un comparto turistico che da un paio d’anni non riesce a coprire tutti i posti di lavoro disponibili, inversione di tendenza imputata a diverse cause, tra cui il coordinatore dell’Ebt Giovanni Altomare aveva elencato la ripresa economica che ha assorbito in altri settori i disoccupati, nuove regole in materia di indennità di disoccupazione ma anche una scarsa disponibilità dei giovani al sacrificio di un lavoro stagionale. Affermazioni che hanno generato una valanga di commenti, quasi tutti dello stesso tenore: se il comparto è in sofferenza nella copertura di personale, è stata la risposta, i motivi sono da ricondurre allo «sfruttamento» praticato dai datori di lavoro. Abbiamo quindi raccolto qualche testimonianda dal vivo. «Do ragione a chi ha scritto questi commenti», afferma Marco. Spiega di aver lavorato per 12 anni in un hotel di Bardolino, di cui 10 come responsabile di sala. «Ho tanti amici che lavorano nel turismo, è vero che i lavoratori sono sottopagati, nessuno fa le ore scritte nel contratto, io fino all’anno scorso facevo più di un’ora di straordinario al giorno non pagata, ma avevo il giorno di riposo garantito». «Tanti», aggiunge, «lavorano a forfait, con uno stipendio che comprende tredicesima, quattordicesima e tfr, se si fanno straordinari non vengono contati». Quest’anno Marco ha scelto di cambiare struttura: «Quando l’ ho detto al mio datore di lavoro, anziché incentivarmi a rimanere mi ha detto che allora non avrebbe riassunto nemmeno mia moglie», si sfoga. Verena, 28 anni, è tornata a vivere a Bolzano dopo aver provato per cinque anni a inserirsi nel mondo turistico, con la speranza che la sua laurea in Scienze del turismo e la conoscenza di tre lingue straniere potesse fare la differenza. «Inizialmente ho lavorato come commessa a Bardolino, facevo dalle 10 alle 23 con due pause di mezz’ora, spesso il giorno libero saltava, a volte era sostituito da mezza giornata libera. Ero pagata a forfait 1.800 euro al mese, la videosorveglianza del negozio non serviva per la sicurezza, ma al titolare per controllarci, ci telefonava per riprenderci». Negli anni successivi Verena ha lavorato con un tour operator, poi alla reception di campeggi e hotel. «Nell’ultimo lavoro in un campeggio di Lazise il giorno libero capitava quando capitava. In tutte le esperienze mi sono sentita sfruttata e demansionata: l’avevo messo in conto, ma non così. Quando ho capito che non c’erano sbocchi qualificanti e duraturi, a malincuore ho abbandonato il lago e sono tornata a Bolzano, cambiando progetto di vita». Dennis porta l’esperienza di sua moglie: «Ha lavorato per otto anni in questo ambito. È difficile dire che mansione aveva, era tuttofare. È successo che per un’intera stagione non abbia mai avuto un giorno di riposo, mentre in un caso il datore di lavoro sorvegliava i dipendenti con le telecamere, situazione che abbiamo segnalato all’Ispettorato del lavoro a fine contratto. Mia moglie è austriaca, anche in Austria ha lavorato in hotel: veniva pagata cinquecento euro in più al mese». Fabio ha lavorato nel supermercato di un campeggio di Lazise: «Lo sai prima di iniziare la stagione che dovrai fare sacrifici, io li ho accettati», racconta, «lavoravo sette giorni su sette, da aprile a ottobre ho avuto quattro giorni liberi, per il resto il giorno libero era lavorare sei ore anziché 10 e mezza. Non mi sentivo sottopagato, lo stipendio era proporzionato». Maria Elena parla degli esercenti: «Ti assumono part-time e poi lavori più di 10 ore al giorno e ti pagano a forfait». Tornando ai commenti su Facebook, sono pochi quelli che hanno mostrato l’altro punto di vista. Tra questi, quello di Mattia, che della sua esperienza in hotel ricorda coetanei «scappati dopo qualche giorno perché “no io alle 6 non mi alzo; i turni sono pesanti; è estate, io il weekend non lavoro». •

Katia Ferraro
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