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02.03.2017

Delegazione della Duma statale
alla cerimonia per il partigiano

Il sindaco con Eccli  sulla tomba del partigiano sovietico FOTO AMATO
Il sindaco con Eccli sulla tomba del partigiano sovietico FOTO AMATO

Nel cimitero di San Zeno di Montagna si trova la tomba di un soldato russo, che, durante la seconda guerra mondiale, schieratosi con i partigiani contro i nazisti e i fascisti della Repubblica di Salò, la notte del 26 ottobre 1944 perse la vita in uno scontro a fuoco in contrada Prà Bestemà. Dall'estate del 2012 una lapide commemorativa celebra il militare sovietico e con lui di tutti gli uomini che hanno combattuto per ottenere la libertà dalle dittature naziste e fasciste.

Domani alle 9,30 davanti alla tomba del combattente ucciso dai tedeschi, si celebrerà una cerimonia ufficiale per ricordare non solo il militare ma anche tutti i partigiani sovietici che durante la guerra si sono schierati con i gruppi della Resistenza nati per sconfiggere i nazifascisti e liberare l'Italia.

All'evento, organizzato da Massimo Eccli, originario di San Zeno ma da quasi vent'anni residente a Mosca, dove è docente al «Ginnasio 1409», parteciperà una delegazione della duma statale russa - in rappresentanza del governo – e una della duma cittadina della città di Mosca, equivalente al consiglio comunale.

Alla commemorazione - alla quale tra gli altri saranno presenti il sindaco di San Zeno Maurizio Castellani e la consigliera comunale Graziella Finotti, primo cittadino sanzenate al tempo della deposizione della targa-ricordo - parteciperanno anche il pope della chiesa ortodossa, il parroco di San Zeno don Paolo Biasi, oltre a rappresentanti del Reggimento immortale russo e di quello in Italia, sorti per ricordare i veterani della seconda guerra mondiale e i prigionieri dei campi di concentramento.

Per l'occasione -sarà presente anche Anna Maria Zilli, dirigente scolastico dell'istituto Stringher di Udine e del polo liceale di Gorizia e presidente dell'associazione «Umanità dentro la guerra»- verrà celebrato un rito religioso concelebrato dai due preti.

Verrà inoltre firmato un patto tra i due Reggimenti e l'Anpi, associazione nazionale partigiani d'Italia, per portare avanti il progetto dell'associazione «Umanità dentro la guerra», che ha l'obiettivo di sensibilizzare in particolar modo le giovani generazioni sul valore appunto dell'umanità all'interno dei conflitti.

L'incontro avviene in contemporanea con una mostra fotografica del fondo Zurart allestita a Santa Maria in Chiavica a Verona, proprio sui partigiani sovietici nella Resistenza italiana, curata sempre da Eccli.

Lo studioso negli anni ha approfondito in particolare la storia del militare russo ucciso a San Zeno, di cui non si è mai conosciuta l'identità, almeno finora.

Grazie ad un approfondito lavoro di ricerca, il professore sanzenate, già docente di lingua e letteratura italiana all’istituto pedagogico universitario di Mosca Mhpi, è riuscito a risalire al nome del soldato. «Si chiamava Emelian Kluvaš», annuncia Eccli. «Ho ricostruito la vicenda risalendo al nome grazie al prezioso contributo di alcuni partigiani di San Zeno, come Giovan Battista Trentini e Giuseppe Pippa».

Quelle preziose testimonianze hanno raccontato come i nazifascisti in quell'ottobre del 1944 facessero continui rastrellamenti sul Garda e sulle pendici del monte Baldo. «Di quel soldato russo ucciso dai tedeschi nella valle di Prà Bestemà», racconta Eccli, «si occupò anche il parroco di allora di San Zeno, don Marcellino Faccio, che, assieme a mio nonno, recuperò il corpo».

«Don Faccio decise di farlo seppellire a San Zeno nonostante non fosse cattolico», prosegue. «Ho raccolto nel tempo aneddoti e testimonianze preziose. Dalle ricerche che ho effettuato anche nell'archivio russo è emerso che un certo Emelian Kluvaš aveva combattuto contro i nazisti sul Garda, nel Veronese, dove poi aveva trovato la morte. Non sappiamo ancora se sulla lapide, in futuro verrà inserito il suo nome», precisa Eccli.

«L'importante però è che non si perda la memoria di quel partigiano, che come tanti altri, ha lottato per la libertà».

Emanuele Zanini
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